Domenico Arcuri (Ansa)
Domenico Arcuri (Ansa)

Roma, 1 marzo 2021 - Si è chiusa dopo 11 mesi il lavoro di Domenico Arcuri da Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19. Nominato da Giuseppe Conte, Arcuri oggi è stato sostituito dal generale Francesco Paolo Figliuolo. Classe 1963, calabrese di Melito di Porto Salvo, l'ex commissario in questi mesi ha fatto di tutto, dalle mascherine all'app Immuni, dai banchi a rotelle all'approvvigionamento di siringhe, fino alla sfida più impegnativa, che si è rivelata forse quella decisiva per portare il governo Draghi alla sostituzione: costruire il più grande piano vaccinale nella storia italiana.

Cresciuto da giovanissimo alla scuola dell'Iri, voluto, si disse, personalmente da Romano Prodi, Arcuri diventa manager ultraricercato negli anni '90: telecomunicazioni, informatica, radiotelevisione, consulenze. Nel 2004 è amministratore delegato di Deloitte Consulting e nel 2007 arriva all'apice con la nomina a Ceo di Invitalia, l'Agenzia nazionale per lo Sviluppo, di proprietà del ministero dell'Economia.

Negli anni Arcuri si ritaglia un ruolo di primissimo piano: crisi aziendali, startup innovative, bonifiche, reindustrializzazione, questione meridionale (che lui chiama "questione nazionale"). Da Bagnoli a Termini Imerese, fino alla colossale questione Ilva, seguita anche da commissario Covid. 
Arcuri c'è sempre, accanto ai presidenti del Consiglio che si sono succeduti negli anni: è rimasto in carica con il secondo governo Prodi, il quarto governo Berlusconi, e poi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, i due governi Conte, e anche con il governo Draghi, finora.

Lo scorso marzo, mentre l'Italia vive il dramma della prima ondata, il lockdown totale, Arcuri viene nominato da Conte nel ruolo di commissario straordinario all'emergenza Covid. Da quel momento, per 11 mesi, in Italia l'emergenza Covid ha solo un nome e cognome: Domenico Arcuri. La struttura commissariale si occupa di tutto, fino alla sfida del piano vaccini. Arcuri promette l'immunità di gregge per l'estate, punta sulle 'Primule'. Le dosi arrivano, però, a singhiozzo, le Regioni si muovono in ordine sparso, le Primule rimangono sulla carta (bocciate implicitamente anche da Draghi nel suo discorso programmatico) e la campagna non decolla. Ora la rivoluzione di Draghi, che in tre giorni ha sostituito Borrelli con il rientrante Curcio e oggi Arcuri con il generale Figliuolo, uno che negli anni d'oro di Invitalia era in Kosovo. L'obiettivo è chiaro e uno solo: vaccinare in fretta, più italiani possibile.

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