In comune con tutte le altre volte che si è votato alla Camera, c’è stato quantomento il rito degli applausi, delle urla, dei cartelli esposti (nonostante il regolamento lo vieti, e il presidente Roberto Fico lo ricorda quando sui banchi della Lega spunta il quasi scontato "Conte dimettiti"). Quello che è cambiato è colpa del Covid, inevitabilmente. Niente più capannelli, poco struscio in Transatlantico, la buvette chiusa:...

In comune con tutte le altre volte che si è votato alla Camera, c’è stato quantomento il rito degli applausi, delle urla, dei cartelli esposti (nonostante il regolamento lo vieti, e il presidente Roberto Fico lo ricorda quando sui banchi della Lega spunta il quasi scontato "Conte dimettiti"). Quello che è cambiato è colpa del Covid, inevitabilmente. Niente più capannelli, poco struscio in Transatlantico, la buvette chiusa: salta il vero rito delle sedute parlamentari, quel che succede fuori dall’Aula... In una fase del genere – in cui i retroscena si consumano nello spazio di un minuto e la caccia ai ’responsabili’, cioè ’costruttori’, anzi ’volenterosi’, mette nomi e volti nel frullatore impazzito della crisi – la lunga giornata di ieri ne ha viste un po’ meno del solito. Ma comunque abbastanza per raccontare, o fantasticare, la maggioranza che verrà.

Tutti gli occhi sono puntati naturalmente sul presidente del Consiglio. E, al di là di quello che dice, già basta come si presenta in Aula per accendere i retroscena più fantasiosi. Ad esempio, la cravatta azzurra. "Come quella onnipresente nelle convention di Forza Italia – sibila qualcuno –. Vuoi vedere che è un modo per ingraziarsi i berlusconiani?". Certo che no, ma vuoi mettere la suggestione?

Poi, come spesso succede, spiccano a volte più gli assenti dei presenti. Vabbè, a parte i due grillini "impossibilitati a partecipare al voto" che però ci tengono a rendere noto il sostegno a Conte, fa rumore la mancata presenza della ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Una prassi consolidata vuole che a fianco del premier, durante i discorsi più importanti, siedano il titolare del Viminale e quello della Farnesina. Il fidato Di Maio c’era, la prefetta no. E giù di retroscena: il suo nome è tra i più presenti nel toto-ministri di chi potrebbe lasciare in un rimpastone. Un segnale, si chiede qualcuno?

Insomma, la giornata scorre come sempre, tra applausi, gaffe, smorfie (Giorgia Meloni non le nasconde affatto quando parla Conte) e corteggiamenti ai vecchi leoni della Prima Repubblica. E qualche distrazione: Maria Elena Boschi è rimasta incollata al cellulare.

red. pol.