Un anziano morto e alcune decine di ospiti contagiati in tre case di riposo dell’Imolese. A tutti erano state inoculate le due dosi di vaccino previste (la maggior parte Pfizer), e allora vien da chiedersi: come sono nati i focolai? La risposta è semplice e tragica: il virus è stato reintrodotto nelle strutture, dedicate alle...

Un anziano morto e alcune decine di ospiti contagiati in tre case di riposo dell’Imolese. A tutti erano state inoculate le due dosi di vaccino previste (la maggior parte Pfizer), e allora vien da chiedersi: come sono nati i focolai? La risposta è semplice e tragica: il virus è stato reintrodotto nelle strutture, dedicate alle cure a lungo termine per ospiti non autosufficienti, da personale che non ha effettuato la vaccinazione.

Parliamo di rifiuto, no vax, operatori che lavorano in residenze private (e su cui i datori di lavoro non hanno alcun potere in relazione alla vaccinazione) che sono stati contagiati e hanno trasmesso il Coronavirus ai pazienti che avrebbero dovuto tutelare. Siamo a Imola e le residenze sono Villa Fattori, Casa Martelli e Il Sollievo: nei primi due casi il tracciamento è certo e porta ai no vax, mentre al Sollievo si stanno effettuando verifiche dal momento che gli operatori erano tutti ‘coperti’.

Il caso fa discutere e il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi non ha dubbi: "L’obbligatorietà di vaccinazione per chi lavora con anziani e persone fragili è importantissima – spiega –. Per il datore di lavoro non c’è alcun potere però di intervenire, la vaccinazione è discrezionale. Ma abbiamo visto che dove la copertura è totale, non si ricreano focolai".

Nei giorni scorsi la prima vittima ‘vaccinata’: un ospite con patologie che ha contratto la malattia pur avendo ricevuto entrambe le dosi. "Il vaccino protegge dalla malattia nel 90% dei casi, non dall’infezione – spiega Rossi –. In alcuni ammalati la situazione può precipitare. Ecco perché dobbiamo fare tutto il possibile per evitare focolai".

Valerio Baroncini