Fernanda Cocchi, 90 anni, viveva vicino alla stazione centrale di Milano
Fernanda Cocchi, 90 anni, viveva vicino alla stazione centrale di Milano
di Marianna Vazzana e Nicola Palma Una rapina-lampo sfociata in omicidio. Una violenza brutale contro un’anziana indifesa, ipovedente e con problemi di udito, uccisa con un colpo di ferro da stiro in testa, alla quale sarebbe stato sfilato persino l’anello che portava al dito. Poi la fuga durata un giorno. I due presunti assassini della novantenne Fernanda Cocchi, sarta in pensione, uccisa venerdì pomeriggio nella sua abitazione di via Ponte Seveso 26 a due passi dalla stazione Centrale di Milano, sono stati fermati sabato sera dagli agenti della Squadra Mobile: sono due sudamericani con precedenti di polizia, un peruviano di 44 anni e un ecuadoriano...

di Marianna Vazzana

e Nicola Palma

Una rapina-lampo sfociata in omicidio. Una violenza brutale contro un’anziana indifesa, ipovedente e con problemi di udito, uccisa con un colpo di ferro da stiro in testa, alla quale sarebbe stato sfilato persino l’anello che portava al dito. Poi la fuga durata un giorno. I due presunti assassini della novantenne Fernanda Cocchi, sarta in pensione, uccisa venerdì pomeriggio nella sua abitazione di via Ponte Seveso 26 a due passi dalla stazione Centrale di Milano, sono stati fermati sabato sera dagli agenti della Squadra Mobile: sono due sudamericani con precedenti di polizia, un peruviano di 44 anni e un ecuadoriano di 22. L’ipotesi è che il peruviano, che al momento dimorava nello stesso palazzo della vittima, nell’alloggio di un conoscente, e che aveva avuto nel recente passato contatti saltuari con lei, abbia monitorato le abitudini dell’anziana per poter entrare a casa sua al momento giusto con l’intento di derubarla, lasciando la porta aperta al complice. Entrambi l’avrebbero rapinata, colpendola poi alla nuca con il ferro da stiro (il reato è contestato in concorso) e attorcigliandole il filo dell’elettrodomestico attorno al collo. Infine, il tentativo di incendiare l’appartamento per non lasciare tracce, e la fuga ripresa dalle telecamere di videosorveglianza del condominio e posizionate lungo la strada. Sabato, al momento del fermo, il quarantaquattrenne era in via Ponte Seveso mentre il ventiduenne nella sua abitazione, in zona San Siro. I rapinatori-killer sono stati portati a San Vittore in attesa della convalida da parte del giudice del provvedimento firmato dalla pm Rossella Incardona. Le immagini degli occhi elettronici sono state fondamentali per chiudere il cerchio: gli uomini della Omicidi, guidati dal dirigente Marco Calì e dal vice Alessandro Carmeli, hanno individuato le sagome dei due alle 15.15 di venerdì, in orario compatibile con quello della morte della donna, e sono risaliti al sudamericano che abitava nel palazzo, in uno dei piani alti dello stabile (che ha 6 piani in tutto). Poi hanno individuato anche il complice. Decisivi anche i sopralluoghi della Scientifica: su una bottiglia trovata sul pianerottolo è stata isolata un’impronta dell’ecuadoriano. Non solo: a casa sua sono stati trovati alcuni oggetti che presumibilmente appartenevano alla signora Fernanda, in particolare un orologio, un paio di occhiali e un borsellino con alcune decine di euro.

Stando a quanto riferito dal nipote della donna, nella casa mancherebbero anche un paio di collanine, più l’anello che la signora portava al dito e che potrebbe esserle stato sfilato dai rapinatori. E potrebbe essere stata proprio la signora Fernanda ad aver aperto la porta a chi l’ha uccisa: l’uscio era chiuso ma non a chiave. Sul pianerottolo sono stati trovati dei pezzetti di carta che potrebbero essere stati incollati sugli spioncini delle porte, sia della novantenne sia della vicina di casa (gli appartamenti di quel piano sono solo due), per evitare che da dentro si potesse notare la presenza di qualcuno. All’arrivo dei vigili del fuoco, alle 15.30 di venerdì, la donna era in sala, priva di conoscenza, mentre l’incendio divampava nella stanza accanto. E’ stata rianimata ma è deceduta poco dopo, nell’atrio del condominio: troppo gravi le ferite riportate.