12 apr 2022

Covid, la svolta: antivirali dal medico di base. Quali sono e a chi sono destinati

Verso il via libera Aifa alla prescrizione della pillola anti Covid Paxlovid di Pfizer e del Molnupiravir di Merck. I dubbi degli esperti, Bassetti: "Errore populista"

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Pillole anti Covid, capsule dell'antivirale Molnupiravir

Roma, 12 aprile 2022 - La svolta è attesa nei prossimi giorni. Arriverà a breve il via libera dell'Aifa alla prescrizione della pillola anti Covid Paxlovid di Pfizer e del Molnupiravir di Merck da parte dei medici di famiglia. "La Cts (la riunione del Comitato tecnico scientifico) di Aifa è in corso e c'è un chiaro orientamento a favore per aggiungere i medici di famiglia ai prescrittori degli antivirali - fa sapere il direttore generale Nicola Magrini in conferenza stampa al ministero della salute -. Paxlovid sarà disponibile in 50mila dosi al mese a partire dai prossimi giorni. Ci sarà anche una formazione adeguata per i medici di famiglia. Molnupiravir è invece meno efficace e ci sarà un minore investimento". 

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Antivirali: quali sono e i numeri

In un report pubblicato qualche giorno fa dall'Aifa si evidenziava come al 6 aprile fossero 23.554 le prescrizioni delle pillole antivirali anti Covid indicate per il trattamento precoce a casa, con prescrizione ovviamente ospedaliera. Di queste, 16.732 erano quelle di Lagevrio di Merck (MSD in Italia), mentre 6.822 quelle di Paxlovid di Pfizer, l'ultimo autorizzato in ordine di tempo.

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Il trend era in crescita a livello settimanale: dal 6 al 12 aprile, la pillola Lagevrio (molnupiravir) vedeva un rialzo delle somministrazioni del 7,46% (2.362 dosi rispetto a 2.198 della settimana precedente). Per Paxlovid (nirmatrelvir/ritonavir) le prescrizioni erano state 1.492 in 7 giorni, pari al 14,5% in più rispetto alle 1.303 della settimana precedente. Lagevrio, distribuito in Italia a partire da gennaio 2022, era stato prescritto in un totale di 265 strutture e a prescriverne di più era la regione Lazio (2.603), seguita da Puglia (1.719) e Toscana (1.472). Paxlovid, invece, distribuito da inizio febbraio 2022,  risultava prescritto in 227 strutture, soprattutto nella Regione Veneto (1.038), poi Toscana (919) e Lazio (734).  

Solo in ospedale erano state avviate 6.520 terapie con remdesivir (Vekulery), antivirale somministrato per infusione e quindi non coinvolta nel via libera alla prescrizione da parte del medico di base. Il totale di terapie a base di antivirali avviate in fase precoce di malattia era al 6 aprile in totale di  30.074, considerati sia quelli somministrati in pillola che in flebo.

A chi spettano

Non tutti i malati di Covid potranno farsi prescrivere le pillole antivirali.  Il piano è destinato agli adulti affetti da coronavirus che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad elevato rischio di progressione della malattia severa. Questa categoria di pazienti potrà così ottenere il Paxlovid senza dover andare in ospedale. Sarà il medico di base a dover compilare il piano terapeutico indicato dall'Aifa, quindi il paziente - ricevuta la prescrizione - potrà ottenere i farmaci, probabilmente recandosi direttamente in farmacia

I dubbi degli esperti

L'ok alla pillola anti Covid direttamente dal medico di base non è ancora arrivato, ma già divide gli esperti. Una mossa che "non risolverà il problem", lamente Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Dare il via libera "proprio su questi farmaci è un grave errore".  E questo perché "la prescrizione prevede la compilazione di un modulo Aifa complesso sia prima che dopo, in più sono farmaci che hanno interazioni importanti con altre molecole. Insomma, mi sembra una decisione populista", attacca Bassett. "Gli antivirali devono essere prescritti con assoluta appropriatezza, altrimenti li sminuiamo. Vedo tanta politica e poca scienza", aggiunge.

Sul perché l'uso di questi farmaci stenta a decollare in Italia, Bassetti chiarisce che "possono essere destinati ad una piccola parte dei soggetti positivi sintomatici, ovvero gravi immunodepressi e chi ha altre malattie. Pazienti - precisa - che è meglio vengano gestiti dal medico di base insieme con uno specialista". Ma allora quali sono le cause? "Non si sono usati gli antivirali nelle Regioni che non sono state in grado di organizzarsi - avverte Bassetti - In Liguria, ma anche nel Lazio e in Toscana, il sistema di distribuzione ha funzionato. Ma la realtà è che non si sono usati perché non tutti possono prenderli".

Cauto anche Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tro Vergate di Roma. "Esiste certamente l'esigenza di potenziare al massimo la distribuzione degli antivirali in pillola", premette chiarendo "che si sono dimostrati in grado di ridurre le ospedalizzazioni e la progressione della malattia severa". Ma "serve grande attenzione, sono antivirali di cui va fatta esperienza", aggiunge. "Certamente il medico di medicina generale può essere in grado di gestire questi farmaci, ma da parte dell'Aifa è indispensabile una informativa più corretta possibile perché ci potrebbe essere una corsa da parte degli assistiti alla pillola anti-Covid". 

Esprime soddisfazione la Società Italiana di Medicina Generale secondo cui il via libera "rappresenta una decisione di grandissimo rilievo in questa fase della pandemia che accogliamo con grande sostegno". Il presidente Claudio Cricelli si dice convinto che la decisione permetterà di "abbattere ricoveri, terapie intensive e decessi. Nel giro di poche ore provvederemo a distribuire un'informazione approfondita e capillare a tutti i medici di famiglia italiani attraverso strumenti di informazione e formazione per garantire una prescrizione appropriata e rigorosa a tutti i pazienti che debbano ricevere i farmaci antivirali".

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