Gabriele

Canè

Volendo usare una vecchia iperbole, è come affidare a Dracula un deposito di sangue. Volendo stare ai nostri giorni, diciamo che è come mettere la campagna di vaccinazione nelle mani di un no-vax al posto del generale Figliuolo. Volendo stare pacatamente ai fatti, diciamo solo che attribuire la delega della lotta alla droga alla ministra Dadone, è stato da parte del governo un doppio errore. Non perché la ministra sia una tifosa della droga. Figuriamoci. Ma perché pensa, da antiproibizionista, che una canna non faccia male, o comunque non sia peggio del tabacco. Posizione legittima, ma che per la lotta alla droga è più un colabrodo che una diga. Dicevano del doppio errore. Partiamo da quello di metodo: un ruolo così delicato per una materia così divisiva non andrebbe dato a una persona schierata, pro o anti che sia. E se lo fai, hai già scelto una strada. Secondo. Forse non esiste in materia una verità assoluta, e certo il fumatore del sabato sera non è il tossico da zoo di Berlino. Per carità. Ma tutti quelli che lavorano al recupero dei drogati non hanno dubbi: chi finisce con una siringa in vena, di sicuro ha incominciato con uno spinello. Il che non significa che tutti quelli che iniziano con lo spinello finiscano con la siringa, ovvio; ma il rischio è reale. Vietare vendita e coltivazione delle droghe leggere, insomma, è una scelta di salute pubblica. Che si combatte con il pugno di ferro, non con il guanto di velluto.