Gli anticorpi monoclonali somministrati al momento giusto riducono del 70% le ospedalizzazioni e gli esiti letali: la notizia ha fatto schizzare alle stelle le richieste dei farmaci anti-Covid. "Occorre pianificare la domanda", auspica l’industria che li produce. Al momento questi antivirali, fabbricati anche in Italia, finiscono all’estero. L’ente regolatorio chiede...

Gli anticorpi monoclonali somministrati al momento giusto riducono del 70% le ospedalizzazioni e gli esiti letali: la notizia ha fatto schizzare alle stelle le richieste dei farmaci anti-Covid. "Occorre pianificare la domanda", auspica l’industria che li produce. Al momento questi antivirali, fabbricati anche in Italia, finiscono all’estero. L’ente regolatorio chiede solide prove di efficacia per ammetterli. La divisione malattie infettive del San Martino di Genova e altri istituti però sollecitano l’Aifa a darsi una mossa. Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Humanitas di Milano-Rozzano, considera incoraggianti i dati relativi a queste terapie mentre Walter Ricciardi, consulente del ministro Roberto Speranza, ha ribadito all’Ansa che l’Agenzia italiana del farmaco "può intervenire direttamente con autorizzazione emergenziale, come ha già fatto la Germania e stanno per fare altri in Europa, senza attendere il responso dell’Ema".

Stiamo parlando di farmaci già sul mercato, in Italia l’offerta è stata depositata da Lilly in novembre, che cosa aspettiamo a ordinarli? "Per ragioni razionalmente incomprensibili – rileva il farmacologo Carlo Centemeri, della Lorenzini Medical Foundation – l’Italia ha deliberatamente ignorato la strada dei monoclonali in commercio". Secondo l’esperto, la direzione dell’Agenzia regolatoria va avanti coi piedi di piombo, ma ora la decisione della Germania "pone problemi di approvvigionamento perché la capacità dello stabilimento di Latina è limitata a 100mila dosi al mese".

Aifa, osserva Centemeri, "continua a sostenere la mancanza di riscontri sull’efficacia di queste terapie nei pazienti ad alto rischio, e che devono essere trattati nelle primissime fasi dal Covid-19", malgrado "ricerche recenti, pubblicate su prestigiose riviste internazionali, stiano dimostrando l’esatto contrario".

Alessandro Malpelo