Giovanni Canzio, presidente della Corte d'Appello di Milano (Ansa)
Giovanni Canzio, presidente della Corte d'Appello di Milano (Ansa)

Milano, 24 gennaio 2015 - La "dura prova" della testimonianza di Giorgio Napolitano al processo Stato-mafia "si poteva evitare". E' uno dei passaggi chiave della relazione sull'amministrazione della giustizia da parte del presidente della Corte d'Appello di Milano, Giovanni Canzio che nel suo discorso ha parlato anche di processi, 'ndrangheta, Expo e terrorismo. Per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, le cerimonie si sono tenute in tutta Italia.

NAPOLITANO - Da Milano  Canzio riserva un accenno all'indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia che ha portato all'audizione dell'ex capo dello Stato"E' mia ferma e personale opinione - sottolinea - che questa dura prova si poteva risparmiare al capo dello Stato, alla magistratura stessa e alla Repubblica italiana". Nella relazione, il presidente della Corte d'Appello di Milano rivolge "un saluto e un augurio deferente e affettuoso" all'ex capo di Stato "al quale siamo riconoscenti e del quale abbiamo ammirato, nell'esercizio del suo difficile mandato, il rigore morale e intellettuale, a difesa dei valori costituzionali della Repubblica italiana".

CASI CUCCHI, BERLUSCONI, L'AQUILA ED ETERNIT - Quirinale ma non solo. Nel suo discorso Canzio ha evedenziato e espresso comprensione per lo "sconcerto" nell'opinione pubblica per le assoluzioni nei casi Cucchi, Berlusconi, sisma dell'Aquila ed Eternit,  descritti come "gravi eventi contestati e rimasti impuniti". L'alto magistrato evidenzia che questi processi, che si sono conclusi con assoluzioni, hanno "suscitato clamore" e "occupato le prime pagine dei media, essendosi comunque ravvivata una frattura fra gli esiti dell'attività giudiziaria e la sete di giustizia delle vittime, rimasta inappagata, a prescindere da ogni valutazione di merito circa la correttezza, o non, delle soluzioni adottate". Secondo Canzio, "la credibilità complessiva del sistema è stata messa in discussione". 

MILANO, "PRESENZA MAFIOSA AL NORD" - La presenza mafiosa al nord deve "essere ormai letta in termini non già di mera 'infiltrazione', quanto piuttosto di 'interazione-occupazione". E' la dura accusa del presidente della Corte d'appello di MilanoUn lungo passaggio della relazione è dedicato proprio ai processi contro la 'ndrangheta in Lombardia, come quello 'Infinito', che si è concluso in Cassazione "con centinaia di condanne a secoli di carcere". Parlando di Expo, Canzio ha lanciato l'allarme terrorismo e ha precisato che "nel distretto milanese e in vista di Expo 2015, lo Stato è presente e contrasta con tutte le Istituzioni - assicura - l'urto sopraffattorio della criminalità mafiosa, garantendo, nonostante la denunciata carenza di risorse nel settore giudiziario, la legalità dell'agire e del vivere civile".

ROMA, "INFILTRAZIONE CRIMINALE NEL CALCIO" - "Crea forte preoccupazione l'infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio, come emerge da una serie di episodi e di inchieste giudiziarie avviate di recente". Lo afferma il procuratore generale presso la corte di Appello di Roma, Antonio Marini. "In questi ultimi anni i rapporti fra la criminalità organizzata - prosegue Marini - sono diventati sempre più stretti e connotati di ambiguità, soprattutto quelli con la tifoseria degli ultras. Un episodio di questo tipo si è verificato in occasione della finale di coppa Italia del 3 maggio con Gennaro De Tommaso, noto come 'Genny 'a carogna'". Per il magistrato si tratta di "un fatto grave e sconcertante che dimostra come la violenza ultras dentro fuori gli stadi non è solo questione di ordine pubblico".

TORINO, "NO SUPER-PROCURA ANTITERRORISMO" - Per Marcello Maddalena, procuratore generale presso la Corte d'Appello di Torino, per combattere la minaccia rappresentata dal terrorismo islamico non serve una nuova Procura nazionale anti-terrorismo, ma basta estendere i poteri della Procura nazionale antimafia. A sua volta la Procura antimafia "se la si vuole realmente far funzionare bisogna dotarla non di nuove persone, ma di poteri operativi che adesso non ha o ha in misura limitata facendola diventare un vertice delle Procure in queste materie". "Tra le misure prospettate - ha spiegato Maddalena - si sente molto parlare di una nuova Procura nazionale anti-terrorismo. "Sicuramente un coordinamento ci vuole, ma senza necessità di una nuova struttura di coordinamento destinata a sottrarre alle Procure altri uomini e spesso tra i migliori per aggiungersi a Roma a quelli che già ci sono. Basta estendere le competenze della Procura nazionale antimafia anche a questo settore". Maddalena non risparmia dure critiche a Renzi: "La sua riforma - attacca - per il modo con cui è stata attuata, con decreto legge, e per i commenti sprezzanti che l'hanno accompagnata, ancor ci offende". Il riferimento è soprattutto al taglio delle ferie dei magistrati e alla polemica che ne è scaturita.

PALERMO, ALLARME SICUREZZA GIUDICI - In parallelo al discorso di Canzio, da Palermo è un altro magistrato a parlare. Ivan Marino, presidente reggente della corte d'appello del capoluogo siciliano lancia l'allarme per la sicurezza dei giudici. "La indubitabile contingente e pericolosissima esposizione a rischio di taluno dei magistrati della requirente, con conseguente adozione di dispositivi di protezione mai visti, finisce per isolare e scoprire sempre più i magistrati della giudicante titolari degli stessi processi". Marino, facendo riferimento alle straordinarie misure adottate per assicurare la protezione ai pm del pool che indaga sulla trattativa Stato-mafia,  spiega che "si sta verificando la stessa identica situazione degli anni '80, allorché la protezione era garantita per lo più, se non esclusivamente, ai magistrati facenti parte dei pool antimafia dell'ufficio istruzione e della Procura, con indifferenza verso la situazione della giudicante, con la conseguenza che bastò un solo episodio criminoso che la riguardasse per porre in crisi lo Stato, che dovette dall'oggi al domani garantire la massima protezione non soltanto ai magistrati ordinari, ma anche ai giudici popolari".