Nino

Femiani

Non c’è che dire: dopo averci rovinato il Natale, tappati in casa senza neppure ascoltare ‘Tu scendi dalla stelle’ dagli zampognari, stanno tentando di distruggerci anche il capodanno. Prima l’italico mantello rosso-arancione, poi le lugubri raccomandazioni di politici e porporati al frugale cenone con quattro gatti seduti a tavola. Infine il kappao finale: stop musica in piazza, stappo privatissimo dello champagne evitando finanche rumori evocativi della festa, imposizione del rientro ladronesco a casa dopo la mezzanotte attraverso vicoli bui, scansando accuratamente posti di blocco e botti dei ritardatari sulla testa.

Ma in molte parti del Belpaese, Napoli è una di queste, non ci si rassegna al capodanno zen, accendendo un lumino sul balcone invece di lanciare il "botto Covid", ultimo figlio degli artificieri napoletani dopo il "pallone di Maradona" e la "bomba di Bin Laden". È già scattata la disobbedienza, la trasgressione di chi si è iscritto al partito "Capodanno Vivo" e si ribella all’apartheid. Niente di (molto) illegale, solo piccole insubordinazioni. E visto che il sindaco si fa bello cancellando i fuochi a mare – per evitare l’assembramento di triglie e merluzzetti – noi quattro batterie alte e quattro pupatelle ce le spariamo in solitaria dal terrazzino. E un flûte di Krug, per salutare l’insalutabile 2020, ce lo scoliamo distesi in un trasgressivo therme& privé dove la parola d’ordine è: vivi l’intimità.