Lorenzo

Guadagnucci

Si discute in questi giorni in Parlamento di integrare la Costituzione per inserirvi (finalmente) la tutela degli animali. Sul piano giuridico è quasi un atto dovuto, se si pensa che il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, firmato a Lisbona nel 2007, già definisce gli animali "esseri senzienti", impegnando gli stati aderenti a "tenere conto" del loro benessere. Altrettanto si può dire sul piano etico e culturale: rispetto agli anni della Costituente, la considerazione della vita animale è profondamente cambiata, almeno sul piano ideale e dei princìpi: è diventato impossibile ignorare l’irriducibile dignità di ogni essere vivente.

Sappiamo tutti – anche gli animalisti più rivoluzionari – che un’eventuale citazione in Costituzione, non cambierà di colpo le condizioni di vita degli animali. L’allevamento, lo sfruttamento, la mercificazione continueranno più o meno come prima. Ma avremo almeno aperto la strada a futuri miglioramenti e avviato una riflessione che oggi è cruciale per un’umanità alle prese con lo spettro della propria autodistruzione e nel pieno di una pandemia che deriva con ogni probabilità (come altre precedenti) da un’invasione di campo delle attività umane nel mondo della libera vita animale. Lo spillover, il salto di specie dei virus dai selvatici agli umani, è un tema chiave del nostro tempo, un’ipoteca sul futuro. Il ripensamento dei rapporti fra esseri viventi è un’urgenza per la nostra stessa specie.