Andrew Basso, 34 anni, viene considerato l'erede di Houdini
Andrew Basso, 34 anni, viene considerato l'erede di Houdini

Borgo Valsugana, 16 febbraio 2020 - La magia è la trasformazione di un momento, un risveglio emotivo. Parola di Andrew Basso, 34 anni, che da Borgo Valsugana in provincia di Trento ha conquistato le platee di mezzo mondo con lo spettacolo “The Illusionists” ed è considerato l’erede di Harry Houdini nella escapologia, l’arte della fuga dalle costrizioni. Di passaggio in Italia racconta la sua “follia”: credere nell’impossibile. - Basso, lei arriva da Praga, la città magica... “Sì, Praga è stupenda, potrei esibirmi anche nelle strade invece che in teatro”.

Quando ha scoperto il significato di magia?
“Avevo 8 anni e con mia madre andammo alla Fiera del tempo libero di Bolzano. Verso l’uscita c’era un prestigiatore. Aveva tre bicchieri e una pallina che faceva passare dall’uno all’altro. La cosa straordinaria fu quando ne mise una in mano a mia madre e lui ne prese un’altra. Soffiò sopra alla sua che sparì, mentre mia madre ne aveva due. Il suo stupore, la sua trasformazione emotiva, fu un fulmine per me”.

Sua madre è mancata da poco. Che cosa era per lei?
“La persona più importante. Ricordo la sua bellezza misteriosa, vestita di nero con ampi scialli e la carnagione bianca, molto impostata. Ma quando ho visto i suoi occhi spalancarsi davanti al prestigiatore ho capito che la magia era il mio mondo e ho voluto diventare illusionista e vivere l’arte dell’impossibile, sperando di ricreare in lei la stessa emozione di quel giorno e riuscire a trasmetterla al pubblico. Quando ci ha lasciato è stato un duro colpo. Io ero a Riad in tournée e quando mia madre mi ha chiamato per dirmelo alle 11 di sera sono stato in silenzio per un minuto. Poi ho preso il primo aereo per tornare a casa”.

Il libro, che si intitola “Credi nell’impossibile. L’arte della fuga per essere veramente liberi”, è dedicato a lei?
“Direi di più: lo ha scritto lei, io sono nato da lei. Sono curioso di sapere che cosa ne pensa, so che dall’aldilà mi segue ancora. Lei non ha mai avuto grandi ambizioni, l’unica era quella che il figlio fosse felice ed è il sogno che ho anch’io: avere un figlio da sentire totalmente mio”.

Ma torniamo al suo lavoro e soprattutto al rapporto con Houdini: che cosa lo ha incuriosito e spinto a seguire le gesta del mago ungherese di inizio Novecento?
“Il mio legame con lui e quindi con la paura che i suoi esperimenti provocava è cresciuto nella biblioteca di Borgo Valsugana e nella libreria del Paese dove cercavo libri che parlassero di magia. Qualsiasi cenno storico ci fosse, riecheggiava il nome di Houdini e anche quando a 12 anni sono stato a lezione da Sergio Molinari a Trento si parlava sempre di lui: un personaggio che tornava sempre e che si è installato in me”.

Che cosa pensava di lui?
“Che avrebbe dovuto essere immortale. La capacità di Houdini di liberarsi mi ha colpito fin dall’adolescenza. A 14-15 anni vivevo il fascino del proibito, quella sensazione di dovere fuggire dalle porte chiuse. Mi rendevo conto che la escapologia era ciò che mi attirava di più”.

Ma non era pauroso?
“Ho il fascino della paura, mi piace trovare il modo di gestire questa emozione. Da piccolo disegnavo mostri, scheletri, qualsiasi cosa che generava un certo tipo di emozione”.

Ma come si combatte la paura?
“Con il lavoro e la disciplina. Soprattutto quando affronto la cella di tortura dell’acqua. Mi preparo moltissimo, ho un team che mi segue della scuola di Umberto Pellizzari. Certo, quando sei in piscina a pelo d’acqua e con gli assistenti accanto è molto più facile, ma quando ti immergi in profondità devi psicologicamente essere in una situazione di tranquillità mentale assoluta. Quello è il lavoro più difficile”.

Grande preparazione dunque, ma conta più la mente o il fisico?
“A parte il fatto che bisogna essere predisposti a gestire il proprio corpo, e in questo essere bradicardico mi aiuta, è soprattutto la mente che guida, senza il pensiero non vai da nessuna parte”.

Come reagisce il pubblico al suo show?
“Un grande successo e una reazione secondo le varie culture. A Singapore sono più seri, in Sudamerica più entusiasti. In Arabia Saudita fino a pochi anni fa l’arte della magia era considerata stregoneria adesso il pubblico è molto attento”.

Qual è stata la sua prima volta in pubblico?
“Nella piazza di Borgo Valsugana sul muretto della chiesa di Sant’Anna per la festa di San Prospero. Avevo 8-9 anni. Il mio mito era Fiorello e mi avevano regalato il ‘Canta tu’ che mi accompagnava durante l’esibizione”.

 Il libro che funzione ha?
“Ispirare i ragazzi a fare quel passo in più nel raggiungere il proprio obiettivo. Bisogna credere nell’impossibile, andare oltre gli ostacoli, superare l’insicurezza e vedere una linea dritta fra te e il tuo sogno”.

The Illusionists arriverà in Italia?
“Spero, credo ci sia un appetito incredibile di emozione e di magia da noi”. - Basso, ma lei è folle? “Se la follia è andare oltre al possibile, lo sono”.