Andrea Camilleri (ImagoEconomica)
Andrea Camilleri (ImagoEconomica)

Roma, 17 luglio 2019 - Andrea Camilleri è morto stamattina, alle 8:20, all'ospedale romano Santo Spirito: aveva 93 anni. E' stato uno dei più prolifici letterati del panorama artistico-culturale dell'ultimo secolo, attraversando diverse forme di narrazione per oltre 60 anni: dalla sceneggiatura alla regia televisiva e treatrale, dalla saggistica alla narrativa. Dopo una lunga esperienza come regista teatrale, televisivo e radiofonico, nel 1978 esordisce nella narrativa. Il personaggio del commissario Montalbano - nato dalla sua penna nel 1994, protagonista di molti romanzi e diella omonima fiction tv di enorme successo - ha consacrato definitivamente la monumentale carriera dello scrittore siciliano.

Ironico, raffinato osservatore e fustigatore delle sfaccettature umane, popolare con intelligenza: restituire appieno la poetica di Camilleri è forse possibile soltanto attraverso le sue parole. Ecco quindi una raccolta delle sue frasi più celebri che restituiscono il profondo acume che ha contraddistinto non soltanto la sua produzione artistica, ma anche l'uomo.  

"Sarei felice se si aprisse questo soffitto e scendesse un signore e mi dicesse: 'Sono William Shakespeare, sa che il suo Montalbano mi piace propriò. In realtà sono molto umile, ma è bello sognarlo".
Ha risposto nel 2018 lo scrittore - in occasione della chiusura del festival Libri com'è - a chi gli chiedeva se fosse compiaciuto dagli importanti ascolti della serie "Il commissario Montalbano".

"L'umanità è su un crinale. Abbiamo scoperto la chiave di accelerazione del pensiero, ma basta un niente per sbagliare la gestione di queste invenzioni. La rete per il 90% è una fogna, invece potrebbe essere il principio di conoscenza che andiamo da secoli cercando: condividere, non essere isole. Un passo avanti può essere un passo verso l'abisso o verso la vita. Per questo mi fa paura il futuro, per questa scelta. Siamo a una svolta epocale vera. Ne siamo messi alla prova in questi giorni, ma o ci si salva tutti uniti, in futuro, o non si salva nessuno."
Questa la sua disamina sulle possibilità offerte dal web e sulla possibilità di declinarne l'utilizzo in maniera virtuosa.

"Avere tutti questi lettori mi commuove, mi fa vivere, ma non è la felicità. Ho un'idea altissima della felicità, non è di questo mondo, è di un altro mondo da cui sono escluso perché non credo. È qualcosa che trascende noi stessi. E dura un attimo perché non resisteremo di più, bruceremo come una falena". 
In relazione al suo ateismo

"L'italiano mi diventava generico, le sfumature mi mancavano. E allora ho usato una specie di shaker e, a poco a poco, ho cercato ambiziosamente di creare una terza lingua che fosse tutta mia e il risultato di questa commistione. Per noi siciliani l'italiano è rimasto un atto notarile". 
In risposta alle contestazioni iniziali alla sua lingua, un mix di dialetto e italiano: il vigatese, definito un work in progress.

"Fatevi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà".
Un monito dell'intellettuale siciliano sulle trappole sociali. 

"Non vedo, ma sogno!"
Aveva detto in una recente intervista in merito alla sua cecità.

"Alla nascita ti danno il ticket in cui è compreso tutto: la malattia, la giovinezza, la maturità e anche la vecchiaia e la morte. Non puoi rifiutarti di morire perché è compreso nel biglietto. O l'accetti serenamente e te ne fai una ragione o sei un povero coglione!"
Così scriveva, con la sua consueta dose di ironia e pragmatismo, sull'ineluttabilità della morte