di Giampaolo Pioli Torna "America First", a tutti i costi. Addio "America compassionevole". Ma, questa volta, la firma sullo slogan è di Joe Biden. Il presidente Usa tira dritto nella resa: "Finiremo l’evacuazione entro il 31 agosto perché non possiamo permetterci altri rischi, rischi reali di terrorismo". La corsa contro il tempo in Afghanistan si fa sempre più difficile. I talebani non fanno sconti e Biden, nel rispetto degli accordi firmati da Donald Trump a Doha nel 2020, resta inamovibile. Di fatto, pur chiedendo ai leader di "restare uniti", è proprio lui a respingere le pressioni preoccupate dei membri del G7 che imploravano un’estensione di almeno una o due settimane, oltre l’ultimatum del 31 agosto per completare in sicurezza l’esodo. La data finale però non cambierà. Niente da fare....

di Giampaolo Pioli

Torna "America First", a tutti i costi. Addio "America compassionevole". Ma, questa volta, la firma sullo slogan è di Joe Biden. Il presidente Usa tira dritto nella resa: "Finiremo l’evacuazione entro il 31 agosto perché non possiamo permetterci altri rischi, rischi reali di terrorismo".

La corsa contro il tempo in Afghanistan si fa sempre più difficile. I talebani non fanno sconti e Biden, nel rispetto degli accordi firmati da Donald Trump a Doha nel 2020, resta inamovibile. Di fatto, pur chiedendo ai leader di "restare uniti", è proprio lui a respingere le pressioni preoccupate dei membri del G7 che imploravano un’estensione di almeno una o due settimane, oltre l’ultimatum del 31 agosto per completare in sicurezza l’esodo. La data finale però non cambierà.

Niente da fare. Nemmeno l’invio del capo della Cia, William Burns, spedito segretamente da Biden in extremis lunedì nella capitale afghana, per un colloquio col leader talebano Baradar è riuscito a spostare l’ultimatum. Nemmeno la spudorata promessa di uno scongelamento dei miliardi di dollari della banca centrale afghana bloccati in Usa sembra essere servita a smuovere i talebani per guadagnare qualche giorno di tregua in più.

La Casa Bianca rimane in profonda crisi di credibilità con gli alleati dopo la gestione sconcertante dell’esodo, ma Biden, guidato quasi ciecamente dal consenso popolare interno, ha deciso di non guardare in faccia nessuno. Soprattutto di ignorare l’appello degli alleati del G7, sui quali graverà, però alla fine, la gestione e l’accoglienza dei profughi in vista del grande esodo di terra che potrebbe coinvolgere dai 2 ai 3 milioni di persone che già si stanno accalcando ai confini del Pakistan e dei Paesi limitrofi nella speranza di arrivare in Europa. "Restare oltre il 31 agosto – dicono i generali del Pentagono che stanno consigliando il presidente – esporrebbe le forze Usa e internazionali al rischio di attentati…"

E il portavoce del ministero della Difesa, l’ammiraglio John Kirby precisa che "ci sono ancora 4.500 persone che aspettano di essere evacuate e non abbiamo in programma nessuna altra operazione per salvare gente fuori dalla città…".

Il presidente americano che, nella notte, è tornato a parlare al Paese, negli ultimi giorni ha ordinato di triplicare il numero dei voli militari e civili e nelle ultime 24 ore più di 21.800 persone avrebbe lasciato l’Afghanistan per finire nelle basi Usa sparse per il mondo, Italia compresa.

Il presidente però ha detto chiaramente che non vuol far correre alcun rischio ai 5.800 soldati americani ancora a Kabul che, pure loro, dovranno rientrare entro il 31 agosto in patria con tutti gli equipaggiamenti elettronici e le armi. Se così fosse, significa che l’esodo dei civili e dei diplomatici stranieri da Kabul, dovrà concludersi necessariamente entro il 28 agosto, per lasciare agli uomini del Pentagono che controllano l’aeroporto un minimo di 72 ore per raccogliere i loro equipaggiamenti e tornare a casa. Le prime truppe americane ancora presenti a Kabul hanno già cominciato a lasciare l’Afghanistan.

Le speranze per i collaboratori afghani e le loro famiglie già nelle liste, che non sono riusciti a partire o a entrare nel perimetro protetto dell’aeroporto, sono ormai azzerate. I guerriglieri hanno annunciato che lasceranno passare solo gli stranieri. Per tutti gli altri, l’unica speranza di salvezza rimane legata alle promesse di amnistia dei talebani e ai canali di comunicazione con il futuro governo di Kabul, che potrebbero nascere dai paesi del G20 che includono anche Russia Cina India e Turchia. Sui quali il premier Draghi, padrone di casa della riunione, conta molto per avviare un dialogo a lungo termine con i turbanti neri.

Biden non è insensibile a questa possibilità, ma l’America in queste ore, mentre si parla anche di un piano B del Pentagono in caso di "gravi emergenze", sembra decisamente intenzionata a chiudere al più presto il capitolo afghano per concentrarsi sull’aggressività cinese nel Pacifico che potrebbe sfruttare la temporanea debolezza di Washington.