di Alessandro Farruggia L’Aifa, l’agenzia del farmaco, usa la massima prudenza e autorizza l’utilizzo in Italia del vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca – che ha avuto l’altroieri il via libera dell’agenzia regolatoria europea, l’Ema – solo per soggetti dai 18 ai 55 anni. In Germania il vaccino è autorizzato dai 18 a 65 anni, in Gran Bretagna per tutti i maggiorenni, così come ha suggerito l’Ema. Questo rischia di creare degli "esodati del vaccino", persone tra i 55 e i 65 anni di età, che vista la scarsità di dosi dei vaccini Pfizer e Moderna, rischiano di veder rinviata di settimane se non mesi la loro vaccinazione, stante la priorità per ultraottantenni, malati cronici e poi, a scendere, ultrasettantenni e poi ultrasessantenni. Il...

di Alessandro Farruggia

L’Aifa, l’agenzia del farmaco, usa la massima prudenza e autorizza l’utilizzo in Italia del vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca – che ha avuto l’altroieri il via libera dell’agenzia regolatoria europea, l’Ema – solo per soggetti dai 18 ai 55 anni. In Germania il vaccino è autorizzato dai 18 a 65 anni, in Gran Bretagna per tutti i maggiorenni, così come ha suggerito l’Ema. Questo rischia di creare degli "esodati del vaccino", persone tra i 55 e i 65 anni di età, che vista la scarsità di dosi dei vaccini Pfizer e Moderna, rischiano di veder rinviata di settimane se non mesi la loro vaccinazione, stante la priorità per ultraottantenni, malati cronici e poi, a scendere, ultrasettantenni e poi ultrasessantenni. Il rischio ritardi è alto soprattutto per chi ha tra i 55 e i 59 anni.

A prevalere è stata la prudenza. "In particolare – rileva la Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa – i dati degli studi registrativi del vaccino AstraZeneca mostrano un livello di incertezza nella stima di efficacia nei soggetti sopra i 55 anni, in quanto tale popolazione (nella quale tuttavia si è osservata una buona risposta anticorpale) era scarsamente rappresentata". Per questo, sottolineando comunque che "una valutazione conclusiva potrà avvenire solo al termine degli studi clinici in corso", la commissione suggerisce "un utilizzo preferenziale dei vaccini a RNA messaggero (come Pfizer e Moderna, ndr) nei soggetti più anziani eo più fragili, mentre per il vaccino AstraZeneca in attesa di acquisire ulteriori dati, in soggetti tra i 18 e i 55 anni, per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide".

Il problema delle dosi a disposizione è reale. Incontrando ieri le Regioni e le Province Autonome assieme al ministro della Salute Roberto Speranza e a quello delle Regioni Francesco Boccia, il commissario straordinario Domenico Arcuri ha ribadito che Pfizer ha ridotto le fiale del 29% nella settimana precedente e i circa il 20% e questa settimana.

Quanto a Moderna, la cui consegna delle prima 66 mila dosi è in arrivo alle regioni domani, Arcuri ha detto che "ridurranno del 20% le dosi della consegna dell’82 (da 163.200 a 132.200) e del 222", ma "dicono che nel mese di marzo recuperano le minori consegne". La prima consegna dell’AstraZeneca, del 40% ridotta rispetto alle previsioni contrattuali, dovrebbe giungere il 15 febbraio. Le altre due sarebbero invece previste per il 28 febbraio e il 15 marzo.

"Continuiamo a mantener alta la pressione sulle aziende farmaceutiche per il rispetto delle forniture e a febbraio – ha detto il ministro delle Regioni Francesco Boccia – ci attendiamo 4 milioni di dosi, che si aggiungono ai 2 milioni già arrivati" . "A fine febbraio – ha confermato Domenico Arcuri – arriveremo a 6.364.804 dosi per finire il primo target e iniziare il secondo. A oggi abbiamo somministrato 1,8 milioni di dosi (77.5%) su 2,3 milioni consegnate, con oltre 472 mila seconde dosi". Dopo giorni di vaccinazioni a passo ridotto, tra le 31 e le 38 mila, giovedì le regioni sono tornate a 68 mila e venerdì a 78 mila. "Con l’ok ad AstraZeneca entriamo in una fase espansiva della vaccinazione" ha detto il ministro Speranza alle Regioni, ottenendo il sostegno al piano vaccini, che sarà comunque adeguato mese per mese.

Ieri sono stati 12.715 i nuovi casi Covid in Italia, in calo rispetto ai 13.574 di ieri. I tamponi sono stati 298.010 (+29.260), e il tasso di positività è in lieve calo, da 5% a 4,3%. Il numero di decessi resta purtroppo alto, sebbene scenda da 477 a 421. Prosegue anche il trend in diminuzione dei ricoveri, con le terapie intensive che sono 52 in meno (venerdì -18), con 132 ingressi giornalieri (24 ore prima 148), mentre i ricoveri ordinari calano di 299 unità (venerdì -381).