Il Procuratore della Repubblica di Arezzo, Robert. o Rossi
Il Procuratore della Repubblica di Arezzo, Robert. o Rossi
di Erika Pontini Due pubblici ministeri (e, sembra, un giudice del Civile) dichiaratamente ’no pass’ nel piccolo tribunale di Arezzo stanno sollevando il problema della rivoluzione verde in seno agli uffici giudiziari dove occorre la certificazione per entrare, fatti salvi gli avvocati al fine di garantire il diritto di difesa. Al momento i casi toscani sarebbero isolati tranne – in un altro Distretto di Corte d’appello – quello di un’amministrativa che all’obbligo di Green pass ha opposto l’intenzione di essere pronta a svolgere la sua attività lavorativa ma senza il green pass, mettendo...

di Erika Pontini

Due pubblici ministeri (e, sembra, un giudice del Civile) dichiaratamente ’no pass’ nel piccolo tribunale di Arezzo stanno sollevando il problema della rivoluzione verde in seno agli uffici giudiziari dove occorre la certificazione per entrare, fatti salvi gli avvocati al fine di garantire il diritto di difesa. Al momento i casi toscani sarebbero isolati tranne – in un altro Distretto di Corte d’appello – quello di un’amministrativa che all’obbligo di Green pass ha opposto l’intenzione di essere pronta a svolgere la sua attività lavorativa ma senza il green pass, mettendo quindi in mora il dirigente.

Analogo comportamento è stato assunto di uno dei due sostituti aretini che, mail alla mano, ha scritto al procuratore capo Roberto Rossi mentre l’altro sostituto ha chiesto che gli venga garantita la possibilità di lavorare in smart working. Richieste, entrambe, impossibili da evadere anche perché uno dei due lunedì mattina avrebbe dovuto iniziare il turno per i provvedimenti urgenti, arresti, sequestri e convalide e quindi si è dovuto correre ai ripari in attesa di un nuovo piano organizzativo.

Per l’Ufficio giudiziario che in passato ha dovuto fare i conti anche con il mega crac di Banca Etruria, e tutto ciò che ne è scaturito, è un problema di non poco conto. Da una parte la questione amministrativa e disciplinare, dall’altra l’operatività di un Ufficio che non può certo permettersi stop improvvisi visto che, conti alla mano, restano 4 magistrati su 6, capo escluso e uno è anche applicato, alcuni giorni, in procura generale .

Nessun commento da parte del procuratore Rossi ma l’assicurazione che "semmai si dovessero verificare assenze prolungate l’Uffico adotterà tutti gli atti idonei a impedire che questa situazione si rifletta in un disservizio per gli utenti della giustizia".

Il caso è spinoso. L’articolo 9 sexies del Dl sul Green pass, dedicato alle toghe, prevede che non si possa andare al lavoro senza carta verde: in caso contrario stop allo stipendio in quanto assente ingiustificato ma mantenimento del posto. La contestazione disciplinare (minimo la censura), secondo il Decreto, scatta il magistrato venisse pizzicato nel corso dei controlli in udienza o al tavolo della sua scrivania.

D’altra parte però la norma generale sull’impiego dei magistrati prevede al quindicesimo giorno di assenza ingiustificata la decadenza dal posto: ovvero il licenziamento in tronco. E comunque – fanno notare da Palazzo dei Marescialli – l’assenza dal servizio provoca in sè una serie di illeciti disciplinari, al di là del Decreto green a cominciare dal comportamento scorretto nei confronti dei colleghi ai quali adesso andranno ridistribuiti i fascicoli e i turni, anche in udienza.

Sul tavolo del Csm non è ancora arrivato l’incartamento: la vicenda è ancora in fase preliminare: è stato informato il procuratore generale del Distretto, Marcello Viola, il caso dovrà finire sul tavolo del Pg della Cassazione e, di lì, al Consiglio superiore della magistratura.