Papa Francesco (Ansa)
Papa Francesco (Ansa)

Città del Vaticano, 8 aprile 2016 - E' un "autocritica" garbata, ma esplicita, quella proposta in Amoris Laetitia da Papa Francesco. Ci sono alcuni atteggiamenti, scrive il pontefice nell'esortazione apostolica sulla famiglia, che vanno superati. A cominciare dall'eccessivo peso dato al "dovere della procreazione" nel matrimonio, l'insistenza quasi esclusiva, "per molto tempo", su "questioni dottrinali, bioetiche e morali", una concezione troppo "astratta", negativa, e un "atteggiamento difensivo" nei confronti del mondo. Nell'Amoris Laetitia il Papa ha anche aperto alla possibilità della comunione ai divorziati risposati.

L'AUTOCRITICA - Bergoglio, che parla anche di "dimensione erotica dell'amore" come "dono di Dio", riconosce: "Dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica".

Per il Papa l'errore, se così si può chiamare, è stato presentare il matrimonio in modo tale da lasciare in ombra "il suo fine unitivo, l'invito a crescere nell'amore e l'ideale di aiuto reciproco" per un accento quasi esclusivo "posto sul dovere della procreazione". E aggiunge che la Chiesa non ha fatto "un buon accompagnamento dei nuovi sposi nei loro primi anni, con proposte adatte ai loro orari, ai loro linguaggi, alle loro preoccupazioni più concrete. Altre volte abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario". Per Francesco, "non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell'autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro".

Il Papa sottolinea l'atteggiamento "difensivo" e lo spreco delle energie pastorali in "attacchi al mondo decadente", mentre manca la "capacità propositiva per indicare strade di felicità". E conclude questo passaggio con una riflessione sulla coscienza che va formata e non sostituita: "Stentiamo anche a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle".