di Nicoletta Tempera Poco meno di un milione di euro. Sembra tanto, ma probabilmente non è sufficiente neppure lontanamente a ripagare dal dolore per la morte di una madre, arrivata dopo 15 anni di sofferenze. "Questa sentenza è però importantissima, perché per la prima volta fissa delle responsabilità e traccia una strada per tutte quelle persone che, come mia madre, si sono ammalate di mesotelioma, per l’esposizione all’amianto presente nelle scuole italiane". Lo racconta Silvana Valensin, che assieme a suo fratello Andrea, ha ereditato la causa intentata dalla madre Olga Mariasofia D’Emilio,...

di Nicoletta Tempera

Poco meno di un milione di euro. Sembra tanto, ma probabilmente non è sufficiente neppure lontanamente a ripagare dal dolore per la morte di una madre, arrivata dopo 15 anni di sofferenze. "Questa sentenza è però importantissima, perché per la prima volta fissa delle responsabilità e traccia una strada per tutte quelle persone che, come mia madre, si sono ammalate di mesotelioma, per l’esposizione all’amianto presente nelle scuole italiane". Lo racconta Silvana Valensin, che assieme a suo fratello Andrea, ha ereditato la causa intentata dalla madre Olga Mariasofia D’Emilio, professoressa in pensione delle medie Farini, a Bologna. Una causa che, dopo un’altalena giudiziaria tra Tribunale del Lavoro, Tar, Cassazione e di nuovo Tribunale del lavoro, si è conclusa l’altro giorno con la condanna del ministero dell’Istruzione per la presenza di amianto nelle scuole con il risarcimento milionario. L’insegnante di Scienze, pensionata dal 1990, aveva scoperto la malattia nel 2002, all’età di 72 anni. E, tra chemio, un intervento "quasi miracoloso, se si pensa che sopravvive solo un paziente su quattro", dice ancora Silvana, è sopravvissuta, tra le sofferenze della sindrome Mcs, che intanto era sopravvenuta a causa delle cure, fino al 21 febbraio del 2017. E non ha potuto vedere il frutto delle sue lotte, che ora sono un precedente importante, per aiutare tanti malati come lei a far valere le loro ragioni di fronte allo Stato. "E soprattutto serviranno per portare avanti quell’opera necessaria di bonifica delle scuole dall’amianto, che ancora è presente in troppi plessi", puntualizza l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona (Osservatorio nazionale amianto) che assieme al collega Massimiliano Fabiani ha portato avanti la battaglia legale di Olga e dei suoi figli. Alle Farini, dove la prof insegnava, "l’amianto era a frammenti nel pavimento – ricorda la figlia – e nel plesso dove si trovavano le elementari, addirittura pulivano a terra con delle spazzole abrasive". L’Inail aveva riconosciuto il mesotelioma come malattia sul lavoro per la prof, "malgrado questo ci sono voluti più di 10 anni per stabilire la responsabilità del Miur", conclude Silvana.

Dal 1992, anno in cui l’amianto è stato dichiarato fuori legge, di acqua sotto ai ponti n’è passata. Ma l’amianto è ancora nascosto: "Contiamo 2.292 istituti non bonificati – spiega l’avvocato Bonanni –, con 356.900 ragazzi esposti all’amianto e altre 50mila persone, tra insegnanti e personale scolastico. Un pericolo reale, per cui è necessario che lo Stato intervenga, con un’opera seria di pianificazione degli interventi di bonifica e con lo stanziamento dei fondi necessari a realizzarla". Solo in Emilia-Romagna, una regione che si può dire virtuosa, visto che già dal 2004 ha avviato un’opera di monitoraggio delle scuole per avviarne la messa in sicurezza, "nel 7,3% degli istituti è ancora presente amianto. La situazione, a sud, è molto più grave: in Calabria, ad esempio, non risulta nessun plesso contaminato, ma soltanto perché non esistono né verifiche, né mappature".