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28 mag 2022

Alunna coi jeans strappati, prof ci mette la toppa

Cosenza, la vicepreside copre con lo scotch i buchi dei pantaloni di una studentessa. Proteste davanti a scuola e polemiche social

28 mag 2022
Sopra, i jeans con lo scotch messo dalla docente. In alto, il flash mob di protesta
Sopra, i jeans con lo scotch messo dalla docente. In alto, il flash mob di protesta
i jeans con lo scotch messo dalla docente
Sopra, i jeans con lo scotch messo dalla docente. In alto, il flash mob di protesta
Sopra, i jeans con lo scotch messo dalla docente. In alto, il flash mob di protesta
i jeans con lo scotch messo dalla docente

di Viviana Ponchia COSENZA Chi stabilisce i confini del decoro, chi decide quale sia l’abbigliamento opportuno a scuola. Siamo sempre lì. O forse stavolta anche più avanti. Al liceo Lucrezia della Valle di Cosenza la vicepreside ha scelto la via più rapida per mettere in riga una studentessa con i jeans strappati: ha coperto i buchi con il nastro adesivo. Tentazione che deve avere sfiorato tanti genitori vedendo uscire di casa i figli con i pantaloni a brandelli, ma che di solito viene allontanata con un’alzata di spalle: sono ragazzi, è la moda. La mossa dello scotch ha preso tutti in contropiede e provocato una piccola bufera, anche se la dirigente scolastiche sostiene che i ragazzi l’hanno presa come un gioco e si sono persino divertiti. Non tutti però. Giorni fa la vicenda era stata denunciata su Facebook dal Fronte della gioventù comunista, ieri mattina davanti alla scuola è stato organizzato un flash mob di protesta. Pochi i presenti, perché a detta dei manifestanti una circolare avrebbe minacciato provvedimenti in caso di assenza. Ma qualcuno non è voluto mancare all’appuntamento e le ragazze hanno indossato anche loro i jeans strappati con la toppa della discordia. "Il vostro decoro – c’era scritto su uno striscione – è violenza e repressione. No alla scuola dei padroni". Era il 23 maggio quando i giovani comunisti trasecolavano sui social: "L’abbigliamento di un ragazz# non può essere determinato da un presunto dress code della scuola. Non è riportato in alcun documento legale e nega il diritto di ogni persona di esprimersi attraverso il proprio modo di sentire. Riteniamo vergognosi atti di questo genere che si sarebbero ripetuti svariate volte e sono il frutto di cosa è diventata la scuola pubblica. La competizione fra i vari istituti, sempre più simili ad aziende, li porta a volere apparire all’esterno ...

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