10 apr 2022

Altro che recessione: l’Italia vuole tornare a vivere

claudia
Cronaca

Claudia

Marin

La voglia di vita degli italiani sta facendo premio sui timori dei contraccolpi della guerra e del caro-energia e sulle previsioni nere del Pil in caduta più o meno libera, come dimostra il segno meno della produzione industriale a marzo? A scorrere le indicazioni sulle prenotazioni alberghiere per Pasqua e quelle sui consumi non necessari, tra ristoranti, locali e "divertimento", sembrerebbe di sì. Ma la contraddizione potrebbe essere solo apparente e trovare la sua radice proprio nella paura di una prossima, inevitabile, nuova stretta: stavolta indotta non dalle limitazioni dell’epidemia ma dal mix esplosivo di rincari dei prezzi e recessione. Insomma saremmo di fronte, nell’immediato, alla sindrome del ballo sul Titanic, nell’attesa, più o meno consapevole, immaginata e immaginabile, dell’ignoto che attende la nave. Una condizione, un atteggiamento psicologico, che, del resto, ben si spiega con quello che abbiamo vissuto nell’ultimo biennio, durante il quale abbiamo dovuto fare i conti con mille limitazioni e mille vincoli a causa dell’emergenza Covid. E, ora, nel primo mese di liberazione, almeno legale, dal virus, non intendiamo fare a meno di quella boccata d’ossigeno a pieni polmoni che, per di più, la primavera ci consente anche climaticamente.

Il punto è che, se la guerra continua, potremmo scoprire, a nostre spese, di aver potuto ballare di nuovo per una breve stagione: il solo proseguimento del conflitto per tutto l’anno ci costa almeno 25 miliardi di euro di Pil, che significa meno salari, meno investimenti, meno occupazione, meno redditi. Dunque, meno consumi. Se poi dovessimo arrivare al possibile embargo sul gas russo, il conto salirebbe ben sopra i 50 miliardi. La musica finirebbe di sicuro: di balli, neanche a parlarne.

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