L’obbligo del Green pass nei luoghi di lavoro pone la questione del costo dei tamponi: per l’opposizione dovrebbero essere gratis
L’obbligo del Green pass nei luoghi di lavoro pone la questione del costo dei tamponi: per l’opposizione dovrebbero essere gratis

Gabriele

Canè

Adesso, per cortesia, non parlateci più di tamponi gratuiti. Non parlatene come un diritto per chi non ha fatto il vaccino, e dunque non ha il Green pass. Il Governo meno di così non doveva fare, e più di così era difficile che facesse. Non a caso siamo tra i Paesi più vax del mondo. Del resto, la lotta al Covid, la tutela della salute dei singoli e della collettività, rientra nei doveri di uno Stato. Ci mancherebbe. Oramai lo diamo talmente per scontato che non ci stiamo neppure chiedendo quanto abbiamo speso e spenderemo per questa battaglia. Fino al maggio scorso la campagna ci era costata un miliardo e mezzo solo per il farmaco, senza contare il costo del lavoro. Oggi saremo almeno al doppio, a cui sommare mascherine a scuola, nuovo personale…

Ma lasciamo perdere i "dettagli" e restiamo ai vaccini. Che sono, almeno per ora, lo scudo più efficace contro il virus, non una pozione o una tisana venefica come il pensiero complottista vorrebbe far credere, e purtroppo fa credere, a tanti italiani.

E siccome lo strumento principe anti Covid è a disposizione gratis e per tutti, chi pensa di non usarlo, può anche farlo. Ma senza pretendere, appunto, che il mezzo sostitutivo, non della cura, ma per accedere al lavoro, ai luoghi chiusi, sia altrettanto a carico dello Stato. Che con il decreto di ieri ha previsto pure degli sconti. Quindi, massima libertà. Di curarsi gratis, e di tamponarsi a pagamento.