Giampaolo Pioli All’inizio sembrava fragile, e solo di transizione, ma Joe Biden ha iniziato a sparare con proiettili di grosso calibro. Vuole un’America verde, tecnologica, istruita e sana che parta dalle famiglie e torni a guidare il mondo con l’appoggio degli alleati. Non è interessato a passare alla storia come il presidente anti-Donald Trump, ma semmai anti-Ronald...

Giampaolo

Pioli

All’inizio sembrava fragile, e solo di transizione, ma Joe Biden ha iniziato a sparare con proiettili di grosso calibro.

Vuole un’America verde, tecnologica, istruita e sana che parta dalle famiglie e torni a guidare il mondo con l’appoggio degli alleati.

Non è interessato a passare alla storia come il presidente anti-Donald Trump, ma semmai anti-Ronald Reagan. La sua ricetta molto Rooseveltiana parte dal basso, vuole più stato, più governo, più lavoro, più sindacato, più infrastrutture, più assistenza medica, più asili, più scuole gratuite e più tasse per i ricchi. È esattamente l’opposto del “trickle-down” reaganiano , o degli sconti di Trump alle corporation. In mano ha un piano di 4000 miliardi di dollari per il rilancio degli Usa che hanno perso 600.000 persone col Covid. Vuol partire dai servizi sociali e da un’occupazione qualificata e ben pagata che torni a produrre made in Usa.

Il suo è un ambizioso strumento-bomba, ma potrebbe scoppiargli in mano. Se non riuscirà a impostare questi mega progetti entro il 2022, con le elezioni di medio termine, torneranno in ballo Camera e Senato e se il partito democratico le perdesse, lui sarebbe già un’anatra zoppa.

Biden lo sa ma, a differenza di Obama, invece di tirare il freno del deficit pubblico, accelera. Non ha paura di dire che le corporation e i ricchi devono pagare "le tasse giuste". La schiettezza è nella natura dell’uomo pragmatico, temprato da profonde esperienze politiche e dolori personali. Non ha nulla da perdere. Nei primi cento giorni aveva promesso 100 milioni di americani vaccinati. Sono diventati più di 220 milioni. In alcuni sondaggi dopo il discorso a Camere riunite l’approvazione oscillava dal 71% all’85%. Sono cifre mai viste. I rapporti con la Cina la Russia e l’immigrazione rimangono punti ancora irrisolti, ma la gente è disposta a concedergli credito. Il Congresso non ancora.