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23 mar 2022

Altro che aiuto, i russi rubavano i dati sanitari

I retroscena della missione del 2020: il laboratorio degli 007 del Cremlino raccoglieva informazioni sul virus ma era vietato agli italiani

23 mar 2022
Una manifestazione contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia voluta da Putin
Una manifestazione contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia voluta da Putin
Una manifestazione contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia voluta da Putin
Una manifestazione contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia voluta da Putin
Una manifestazione contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia voluta da Putin
Una manifestazione contro l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia voluta da Putin

ROMA

La missione anti Covid “Dalla Russia con amore“ del marzo-aprile 2020 si è tradotta – accanto alle concordate operazioni di sanificazione e assistenza – in una operazione di “spionaggio sanitario“: acquisizione di dati sanitari sul Covid che sono stati poi trasmessi a Mosca.

La missione russa, composta 104 persone, in larga parte militari del RKhBz (truppe di difesa biologica, chimica e nucleare) e del ben noto 48° Istituto Centrale di Ricerca del ministero della Difesa russo – punta di lancia della ricerca biologicachimica militare di Mosca – poteva contare, nella colonna di mezzi, su di un laboratorio mobile denominato MCA PBA, composto da 4 moduli: un veicolo da ricognizione biologica e tre moduli laboratorio. Il laboratorio – il cui accesso era interdetto agli italiani – comprendeva strumentazioni per il dosaggio immunoenzimatico attraverso al ricerca di anticorpi e antigeni, di un moduli per analisi PCA (analisi componenti principali attraverso una scrematura dei dati) e una modulo per la genotipizzazione del virus. In più c’era una "cassetta di sicurezza" biologica dove conservare al sicuro i campioni e moduli satellitari criptati per trasmettere le informazioni. La parte più delicata sono i macchinari per la genotipizzazione del virus, cioè per fotografare le caratteristiche del virus.

Da notare che ad aprile 2020 un’Italia travolta dall’emergenza aveva solo 28 sequenze “italiane“, numero salito a 96 a inizio giugno 2020. Da notare che la missione russa arrivò il 22 marzo ma solo il 17 marzo i russi avevano avuto il primo sequenziamento del virus che aveva colpito un loro connazionale. Avevano quindi sete di dati. Quanti virus sequenziarono i russi senza farcelo sapere? Non lo sappiamo perché ufficialmente non potevano portare campioni biologici fuori dagli ospedali. Ma farlo non deve essere stato difficile. Certo è che il laboratorio mobile aveva una capacità di analisi di 20 campioni contemporaneamente: teoricamente le genotipizzazioni possono quindi essere state centinaia. Materiale prezioso per Mosca.

Quel che sembra essere invece escluso è che i russi – nonostante un abortito tenativo di operare a largo raggio in ogni tipo di edifici pubblici per sanificarli – è che abbiano potuto mettere le mani su materiale sensibile militare o politico. A scanso di equivoci, sono stati accompagnati passo passo. "La presenza di personale dei servizi segreti russi – osserva il Copasir – è stata oggetto di una richiesta al Dis e e di richieste durante le audizioni del ministro della Difesa e dei direttori di Aise e Aisi. Da quanto si è appreso la missione si sarebbe svolta in ambito sanitario e i russi sono stati sempre scortati da militari italiani". Ma ai servizi non è stato chiesto se ci sia stata una fuga di dati sanitari. E forse su questo il Copasir farà una verifica ulteriore.

Alessandro Farruggia

© Riproduzione riservata

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