di Giampaolo Pioli L’America non aveva mai visto nulla di simile. L’election day è il 3 novembre in tutti i 50 Stati, ma oltre 34 milioni di cittadini dei 238 milioni di aventi diritto, hanno già votato. Di persona o per posta. Continueranno a farlo con i seggi aperti, per altri 14 giorni fino alla "notte della verità". Con Joe Biden in fuga e Donald Trump che rincorre, però, se la distanza tra democratici e repubblicani si sarà accorciata come spesso accade nello sprint finale, nessuno conoscerà il nome del nuovo presidente degli Stati Uniti la sera stessa. Si dovranno attendere almeno altre 72 ore affinché tutti i voti postali vengano conteggiati. La Corte Suprema, respingendo la causa presentata dai repubblicani in Pennsylvania, ha deciso di consentire che lo spoglio continui fino a venerdì 6 novembre. A condizione che la busta con la scheda abbia il timbro postale di ricevimento non...

di Giampaolo Pioli

L’America non aveva mai visto nulla di simile. L’election day è il 3 novembre in tutti i 50 Stati, ma oltre 34 milioni di cittadini dei 238 milioni di aventi diritto, hanno già votato. Di persona o per posta. Continueranno a farlo con i seggi aperti, per altri 14 giorni fino alla "notte della verità". Con Joe Biden in fuga e Donald Trump che rincorre, però, se la distanza tra democratici e repubblicani si sarà accorciata come spesso accade nello sprint finale, nessuno conoscerà il nome del nuovo presidente degli Stati Uniti la sera stessa. Si dovranno attendere almeno altre 72 ore affinché tutti i voti postali vengano conteggiati.

La Corte Suprema, respingendo la causa presentata dai repubblicani in Pennsylvania, ha deciso di consentire che lo spoglio continui fino a venerdì 6 novembre. A condizione che la busta con la scheda abbia il timbro postale di ricevimento non successivo al 3 novembre.

Trump è molto scontento, mentre l’altra mazzata arriva con la (brutta) notizia che la First Lady Melania darà forfait. A causa di una persistente tosse post-Covid cancella quella che doveva essere la sua prima partecipazione a un comizio di Donald dopo 16 mesi.

Intanto, il tycoon torna a twittare sui rischi di frode: "Quella della Corte è stata una decisione ridicola". Biden e i democratici invece cavalcano un ritrovato entusiasmo e premono per spingere la gente al voto in qualsiasi forma garantendo che tutte le schede verranno contate. In realtà, le difficoltà di uno spoglio tranquillo la notte dell’election day, crescono col passare delle ore. Così come i rischi di eventuali disordini ai seggi se i sostenitori di Trump decideranno di presentarsi armati per controllare lo svolgimento delle operazioni di voto. In diversi Stati-chiave è stata messa in preallarme anche la Guardia Nazionale, che però potrà agire solo su richiesta dei governatori e non del presidente. Negli 8 Stati in bilico – Arizona, North Carolina, Georgia, Michigan, Florida, Ohio e Pennsylvania – il ricorso all’absentee ballot, dovuto soprattutto alla paura del Covid è stato 10 volte superiore ai livelli del 2016. Il destino di decine di migliaia di schede tuttavia, se spedite per posta, rimane incerto perché potrebbero essere considerate "irricevibili" o "incomplete" e quindi annullate e scartate dalle diverse commissioni elettorali. I regolamenti variano da Stato a Stato.

Donald Trump dice ai suoi contro tutti i pronostici: "Stiamo vincendo e vinceremo". Continua a scagliarsi contro il l’immunologo dottor Fauci e gli altri scienziati che definisce idioti e li accusa "di essere democratici". Il presidente contesta anche Kristen Welker, la conduttrice dell’ultimo dibattito che si terrà domani sera a Nashville in Tennessee accusandola di essersi messa d’accordo con Biden per la scelta dei temi. E spara a zero anche sulla commissione bipartisan che ha fissato le regole imponendo questa volta la chiusa del microfono ogni volta che l’avversario sta parlando per evitare le continue interruzioni del primo confronto tra i due. Lo staff di Trump intanto fa sapere che le presunte email compromettenti del figlio di Biden, Hunter Biden, su Ucraina e Cina, diventeranno parte centrale dell’accusa di "criminale" che il presidente ha avanzato con i suoi fan. "Joe Biden – dice – è un corrotto e dovrebbe essere arrestato". La stessa tattica usata con Hillary nel 2016. Trump aveva già pronto il nuovo attacco frontale contro ’Sleepy Joe’ a Eire in Pennsylvania e c’era grande attesa per la discesa in campo di Melania come sua "arma vincente". La First Lady però, a poche ore dal comizio, ha fatto sapere di "non sentirsi ancora guarita" di avere troppa tosse e di dover rinunciare. La sua ultima apparizione risaliva a 16 mesi fa, quando Donald lanciò da Orlando, in Florida, la sua candidatura per il secondo mandato. Da allora Melania si è fatta vedere solo alla convention repubblicana di agosto e alla cerimonia per il nuovo giudice della Corte superma Amy Coney Barrett. Si è sempre tenuta lontana dagli eventi elettorali. E ha sempre invitato i cittadini a indossare la mascherina. Insomma, una condotta molto differente da quella di altre First Lady come Eleanor Roosevelt e Michelle Obama.

E a proposito di Obama oggi a Filadelfia a sostenere Biden in vantaggio di 4 punti (ma dentro il margine d’errore) ci sarà Barack Obama in uno dei suoi rarissimi interventi dal vivo. I leader dell’asinello vedono adesso la concreta possibilità di strappare la maggioranza ai repubblicani se il 3 novembre dovesse diventare una "lunga notte blu".