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12 giu 2022

Alta tensione tra alleati: lite Biden-Zelensky

Lo scambio di accuse segnala che le cose sul campo non vanno bene. La presidente Ue von der Leyen in visita a Kiev

12 giu 2022
La presidente Ue Ursula von der Leyen, 63 anni, ieri a Kiev protetta da un giubbotto antiproiettile
La presidente Ue Ursula von der Leyen, 63 anni, ieri a Kiev protetta da un giubbotto antiproiettile
La presidente Ue Ursula von der Leyen, 63 anni, ieri a Kiev protetta da un giubbotto antiproiettile
La presidente Ue Ursula von der Leyen, 63 anni, ieri a Kiev protetta da un giubbotto antiproiettile
La presidente Ue Ursula von der Leyen, 63 anni, ieri a Kiev protetta da un giubbotto antiproiettile
La presidente Ue Ursula von der Leyen, 63 anni, ieri a Kiev protetta da un giubbotto antiproiettile

ROMA

Dice Washington: non ci ascoltarono. Replica Kiev: non fecero nulla prima che fosse troppo tardi. Il botta e risposta tra Stati Uniti d’America e Ucraina andato in scena ieri è segno di un certo nervosismo tra alleati che dopo tre mesi e mezzo di guerra segnala una mancanza di prospettive di fine del conflitto in tempi brevi e di costi umani e materiali crescenti. Un quadro nel quale tutti cercando di dare la colpa a qualcun altro.

"Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non voleva dare ascolto agli avvertimenti americani" alla vigilia dell’invasione russa del suo paese, ha detto ieri il presidente Biden. "So che molte persone pensavano che io stessi esagerando, ma io sapevo, noi e avevamo dati – ha detto – secondo cui Putin avrebbe sicuramente varcato il confine. Non c’erano dubbi. E Zelensky con i quale parlai più volte, non voleva a sentirlo, né molte altre persone volevano. E poi però Putin lo ha fatto, come avevamo avvertito".

Secca la risposta di Mykhailo Podolyak, il più stretto consigliere del presidente Zelensky: "Se avessimo iniziato a ricevere armi pesanti a gennaio, la situazione avrebbe potuto essere diversa". Le parole di Joe Biden, "certamente hanno bisogno di una spiegazione" ha detto con una certa irritazione il portavoce presidenziale ucraino Serhii Nykyforov, che ha rilanciato la palla oltreoceano. Le armi e le sanzioni sarebbe potute essere decise preventivamente. "Il presidente Zelensky – ha ricordato – chiese ai partner occidentali sanzioni preventive contro la Russia prima che questa invadesse l’Ucraina, ma non fu ascoltato. E lo steso vale per l’invio di armi pesanti, l’invio è iniziato solo dopo l’invasione".

Mentre Kiev e Washington bisticciano, Ursula von der Leyen, a due mesi di distanza dal suo esordio a Kiev, è tornata ieri nella capitale ucraina e, nel quartier generale di Volodymyr Zelensky, ha sparso ottimismo in vista dell’attesissimo parere della Commissione UE sulla concessione. Il viaggio nella Capitale ha rappresentato inoltre l’occasione per discutere con Volodymyr Zelensky le future tappe di avvicinamento del Paese all’UE. Già la prossima settimana potrebbe esserci una prima riunione e se il collegio dei commissari darà opinione favorevole, la strada verso l’integrazione potrebbe essere tracciata. L’ultima parola spetterà al Consiglio europeo, forse già alla fine di questo mese. E’ una partita cruciale per Kiev ma che resta in salita. Senza il sì unanime del vertice europeo a nulla o quasi varrà la raccomandazione di Palazzo Berlaymont. Svezia, Finlandia, Portogallo, Danimarca e, in misura minore, Germania e Austria, restano scettici e la Francia sinora è stata prudente. Ma il giornale tedesco Bild citando fonti francesi e ucraine, scrive che il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, sta pianificando una visita a Kiev con il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e il presidente francese, Emmanuel Macron. I tre leader vorrebbero incontrare il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, prima del vertice UE del 23-24 giugno. Questo potrebbe significare che anche Germania e Francia hanno rotto gli indugi e daranno parere favorevole al processo di avvicinamento di Kiev all’UE.

Alessandro Farruggia

© Riproduzione riservata

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