30 gen 2022

Patagonia, è morto l'alpinista italiano bloccato in parete sul Cerro Torre

Corrado "Korra" Pesce era bloccato da 2 giorni a oltre 3mila metri. Una finestra di beltempo ha permesso ai soccorritori di inviare dei droni

Corrado 'Korra' Pesce, l'alpinista italiano originario di Novara, ma da anni residente a Chamonix, ferito da una scarica di pietre sul Cerro Torre, sulle Ande argentine, in una foto tratta da Facebook. 
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Corrado "Korra" Pesce, 41 anni di origini novaresi (Ansa)

Roma, 30 gennaio 2022 - Corrado Pesce è morto, l'alpinista italiano bloccato da venerdì mattina su una difficile parete del Cerro Torre, nella Patagonia argentina, non ce l'ha fatta. "Non può più essere vivo", ha assicurato Carolina Codó, medico argentino e responsabile del Centro dei soccorsi alpini di El Chaltén. "Korra", soprannome dell'apinista di 41 anni originario di Novara e residente da anni a Chamonix dove lavorava come guida alpina, è stato travolto venerdì da una valanga di pietre e sassi. Il cadavere non è stato ancora raggiunto. "Abbiamo potuto solo oggi ingrandire le immagini di un drone volato venerdì mattina nella zona dell'incidente. Si vede il corpo di Pesce scivolato 50 metri sotto la piattaforma dove aveva passato la notte con un compagno argentino. A quell'altezza, e senza protezione adeguata, la morte per ipotermia arriva dopo massimo due ore", ha spiegato la Codò. 

Dopo l'allarme dato nei giorni scorsi dal compagno di cordata argentino Tomas Aguilò, la situazione era difficile se non disperata: Pesce era gravemente ferito in parete a oltre 3mila metri di quota, e non era in grado di scendere autonomamente.  Prima di rientrare per dare l'allarme Aguilò era riuscito a sistemare il 41enne in un piccolo riparo, ma i soccorsi non sono potuti intervenire subito perché ostacolati dal meteo avverso.

Oggi un improvviso miglioramento delle condizioni atmosferiche aveva permesso la ripresa delle ricerche in partenza da El Chaltén, località argentina base per le spedizioni alpinistiche riguardanti le vette del Parco nazionale Los Glaciares. Ma le immagini del corpo dell'alpinista italiano non hanno lasciato dubbi sulla sua sorte.

L'ambasciata e il consolato generale di Bahía Blanca, guidato da Samuele Fazzi, ha seguito l'evolversi della situazione mantenendo stretti contatti con la gendarmeria nazionale e l'esercito argentini

La sorella Lidia ha scritto sul suo profilo Facebook: "Ringrazio tutte le persone intervenute e che stanno tutt'ora intervenendo per recuperare mio fratello...ringrazio gli amici e tutti per quello che avete fatto per lui e ringrazio Tomas Roy Aguilò per averti messo al sicuro nella sua difficolà. Ho un nuovo Angelo in cielo. Ti voglio bene e te ne vorrò per sempre...buon viaggio.... Arrivederci".

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