Giovedì 18 Luglio 2024
RICCARDO JANNELLO
Cronaca

Alpinismo, primati e fair play: "Messner è il re degli ottomila". Viesturs rinuncia al Guinness

L’americano Viesturs rifiuta il riconoscimento del record negato allo scalatore altoatesino: "È stato il pioniere dal punto di vista fisico e psicologico. Saliva senza ossigeno supplementare"

Alpinismo, primati e fair play: "Messner è il re degli ottomila". Il rivale sconfessa il Guinness

Alpinismo, primati e fair play: "Messner è il re degli ottomila". Il rivale sconfessa il Guinness

New York, 28 settembre 2023 – "Sono fermamente convinto che Reinhold Messner sia stato il primo a scalare tutti i quattordici Ottomila del mondo e che questo debba essere riconosciuto". L’alpinista statunitense Edmund Viesturs, 64 anni, da Fort Wayne, Indiana, rende omaggio al nostro scalatore e si spoglia del record che il Guinness dei Primati gli ha attribuito dopo che l’altoatesino è stato "retrocesso" perché non sarebbe mai giunto, parola di tale Eberhard Jurgalski che dirige il sito 8000ers.com ed è preso come oro colato dagli autori del libro dei record, sulla cima allora inviolata dell’Annapurna il 24 aprile 1985 – 8.091 metri, la decima montagna più alta al mondo però quella considerata la più difficile con una mortalità del 40% sui tentativi fatti – , ma cinque metri più sotto.

"Messner – aggiunge Viesturs nel suo omaggio al collega di Bressanone, 79 anni – è stato il nostro precursore, non solo stilisticamente ma anche fisicamente e psicologicamente scalando senza ossigeno supplementare. Altri come me hanno potuto seguire le sue orme ispirandosi a lui: ha fatto di tutto per scalare le vere vette al meglio delle sue conoscenze e nelle condizioni che ha trovato sul posto".

Reinhold si sente sollevato. "Non voglio più parlare di Jurgalski – ci dice al telefono –, che è arrabbiato con me perché trent’anni fa alla fine di una conferenza non gli feci un autografo e non ricordo perché e da quel momento ha montato una campagna diffamatoria e umiliante nei miei confronti. Sono felice della solidarietà dell’americano: lui dimostra che ci sono ancora alpinisti che possiedono e seguono questo valore che una volta era molto importante fra di noi, prima che si facessero avanti personaggi capaci solo di inventare cose per offendere gli altri".

Messner è un fiume in piena: "Dalla mia parte ci sono la fama e la notorietà di chi si è rotto la schiena per le sue imprese e che quel tedesco non potrà mai distruggere". E si tranquillizza solo per ringraziare ancora Viesturs: "La qualità di ciò che lui afferma è perché capisce che cosa vuol dire salire una cima. Io non sono insuperabile, ma ciò che ho fatto non può essere messo in discussione da qualcuno che per tutta la vita è stato sotto i duemila metri". "Quello che abbiamo fatto io e Hans Kammerlander (l’alpinista di Campo Tures, 66 anni, compagno di cordata quel giorno, ndr) sull’Annapurna è stata un’impresa unica – ribadisce il campione detronizzato –: quattromila metri di parete verticale affrontati per giungere alla cresta che per me rimane la vetta anche perché può cambiare per il ghiaccio e la neve; quelli che capiscono di alpinismo come Viesturs sanno che cosa vuol dire". E infatti l’americano ribadisce un concetto caro a Messner: "L’arrampicata è un viaggio personale e non dovrebbe riguardare liste o record. Per questo rinuncio volentieri a un primato che non mi spetta".

Primato al quale a questo punto Messner stesso, se dovesse essere "riabilitato", rinuncerà volentieri: "Non voglio tornare in cima alla classifica neppure se mi pagano un milione di euro perché in confronto a quello che io e Hans abbiamo fatto, e lui più giovane di me è stato straordinario, è un affronto". L’alpinista di Bressanone prende ad esempio altri due colleghi che si sono schierati con lui e "che sanno cosa vuol dire salire un Ottomila"; uno è Hans Peter Eisendle, 67 anni, altoatesino; l’altro è Sergio Martini, 74, trentino di Lizzanella di Rovereto: lui, settimo al mondo e secondo italiano di sempre sopra gli Ottomila, è stato retrocesso perché gli viene contestata la conquista del Lhotse nel 1998 (ma lo scalerà di nuovo nel 2000). "Il loro giudizio è importante – dice Messner -, non quello di altri".