Antonio Troise Qualche tempo fa, in un dibattito pubblico, il professor Giuliano Amato, detto non a caso il "dottor Sottile", raccontò una storia esemplare sul male oscuro dei travet pubblici. Quella dello statale che, una volta agguantato il posto fisso e lo stipendio sicuro, voleva poi...

Antonio

Troise

Qualche tempo fa, in un dibattito pubblico, il professor Giuliano Amato, detto non a caso il "dottor Sottile", raccontò una storia esemplare sul male oscuro dei travet pubblici. Quella dello statale che, una volta agguantato il posto fisso e lo stipendio sicuro, voleva poi essere pagato con un extra per lavorare. Ovvero, per fare il suo dovere. Certo, un paradosso. Nessuno può pensare di far diventare una regola quello che sta succedendo, in queste ore all’Ama di Roma, dove il Comune si è impegnato a pagare un premio extra per ridurre il triste fenomeno dell’assenteismo e per ripulire le strade dai rifiuti accumulati in mesi di cattiva gestione della città. Non è proprio una novità. Già un paio di anni fa il Campidoglio imboccò la stessa strada per convincere i netturbini a imbracciare scopa e paletta e tornare nelle strade. Insomma, c’è poco da scandalizzarsi. La verità, caso mai, è un’altra. Bisognerebbe capire le ragioni che sono alla base dell’alto tasso di assenteismo che si riscontra, guarda caso, proprio durante le festività di fine anno. E, soprattutto, capire quali sono gli interventi necessari (e strutturali) per liberare una volta per tutte Roma dall’incubo dei rifiuti. Per evitare, però, che il paziente tiri le cuoia mentre il medico studia, forse è davvero utile dare qualche euro in più nelle tasche dei netturbini per spingerli a fare uno sforzo straordinario e ridare un volto dignitoso alla capitale. Soldi, è il caso di dirlo, non buttati al macero.