di Andrea Fiori Aumenta tutto: i costi delle materie prime, i prezzi degli alimentari e anche il numero di quelli che ci provano. I tentativi di speculazione. E la grande distribuzione tratta coi produttori, fa spazio sugli scaffali ai prodotti col proprio marchio, chiede al governo di intervenire con urgenza a difesa della capacità d’acquisto delle famiglie. "Per fare un esempio: nel settore lattiero-caseario c’è chi ha accresciuto i listini del 7%, chi del 15%, chi addirittura del 19%. Differenze che non sono giustificabili, anche perché gli aumenti delle materie prime...

di Andrea Fiori

Aumenta tutto: i costi delle materie prime, i prezzi degli alimentari e anche il numero di quelli che ci provano. I tentativi di speculazione. E la grande distribuzione tratta coi produttori, fa spazio sugli scaffali ai prodotti col proprio marchio, chiede al governo di intervenire con urgenza a difesa della capacità d’acquisto delle famiglie. "Per fare un esempio: nel settore lattiero-caseario c’è chi ha accresciuto i listini del 7%, chi del 15%, chi addirittura del 19%. Differenze che non sono giustificabili, anche perché gli aumenti delle materie prime sono una voce molto importante ma, fortunatamente, non la sola a determinare il prezzo", osserva Marco Pedroni, 62 anni, dal 2013 presidente di Coop Italia.

Voi cosa fate? Via dagli scaffali chi pretende troppo?

"Certamente facciamo più spazio ai prodotti a marchio Coop. E, certo, negoziamo con le imprese. Ma non si può pensare di trasferire a valle l’intero aumento dei costi. Produttori, industria di trasformazione e distribuzione devono accettare di ridurre i margini di guadagno".

Parliamo di aumenti.

"I dati di ottobre dicono che in un anno l’alluminio è cresciuto del 62,5%, la plastica del 78,2%, la carta del 23%. I dati di novembre non sono in controtendenza".

E nel settore alimentare?

"In Italia, i cereali sono cresciuto del 62%. Il grano duro, da solo, dell’87%. Trasferire integralmente questi rincari sui prodotti finali significherebbe il disastro per i consumatori".

È preoccupato?

"L’impatto importante deve ancora venire. Sarà molto significativo a partire da gennaio. Finora siamo riusciti a portare avanti l’effetto dei listini, ma l’inflazione a breve si farà sentire. Ed è una spinta non di breve periodo. Durerà a lungo".

Teme conseguenza sulla ripresa economica?

"Questa non è un’inflazione buona, determinata da un aumento della domanda. È un’inflazione recessiva, che nasce da un aumento dei costi. Un po’ come successe negli anni Settanta con la crisi petrolifera".

E i consumi attuali cosa dicono?

"Che va tutelato il potere d’acquisto delle famiglie. Che, con la pandemia, è aumentata la forbice tra quanti hanno redditi importanti, e magari possono permettersi prodotti premium come il biologico, e quanti faticano a comprare l’indispensabile. La situazione attuale rischia di indebolire proprio questi ultimi".

Che sono tanti.

"In Italia ci sono 28 milioni di persone che dicono di sentirsi vulnerabili. Cinque dicono di avere difficoltà a mantenere lo stesso standard di acquisti".

Cosa suggerisce?

"Sarebbe importante che il governo non intervenisse solo sulla bolletta energetica. Abbiamo chiesto alla presidenza del Consiglio e a tre ministeri interventi concreti per ridurre l’effetto dell’inflazione sul carrello della spesa".

In concreto?

"Il governo potrebbe ridurre o eliminare l’Iva sui prodotti di prima necessità. L’inflazione non sarà per sempre, ma avrà una curva lunga. Va sostenuta la domanda".