Droga e Siringhe campo marte arezzo drogati eroina
Droga e Siringhe campo marte arezzo drogati eroina

Arezzo, 24 gennaio 2015 - UNA RAGAZZA china su se stessa, una siringa in mano, si sta preparando a «farsi». Una scena quasi quotidiana per chi vive o passa nella galleria di Campo di Marte, a ogni ora del giorno e della notte, anche se le ore più a rischio vanno dalle 20 alla mezzanotte. Là dove una volta si sviluppava la città liberty del Novecento, là dove nacque il primo grande supermercato a due piani e un centro residenziale negli anni Settanta doveva rispondere alle esigenze abitative di una città in crescita fuori dalle mura. Là dove si trovano la farmacia aperta 24 ore su 24, l’Agenzia delle entrate, il supermercato, studi notarili e studi medici, la stazione e il passaggio per l’Università, là in quel piccolo centro servizi altamente frequentato la città mostra tutta un’altra faccia.

Risse, aggressioni, spaccio e consumo di droga alla luce del sole connotano una zona che non era certo nata per questo, e che subisce ogni giorno le tracce di un degrado che va fermato. Chi arriva alle sei di mattina per lavoro la prima cosa che fa con pinze e guanti butta via le siringhe. Pericoloso, certo, ma dai risultati immediati. Di qui passano gli studenti, i bambini che vanno alle elementari, gli impiegati degli uffici pubblici e privati e i loro clienti. I residenti invece devono usare anche un’altra accortezza, accertarsi che nessuno si sia accampato nel sottoscala. Ancora si ricordano della signora colpita da un pugno in faccia per aver sorpreso uno sconosciuto nella sua cantina.
Al Supermercato A&O dietro alle casse si staglia la figura di una guardia giurata della Telecontrol, armata. E’ in servizio da ottobre per la sicurezza dei clienti, ci spiegano, e per fare da deterrente ai furti e alle «brutte facce». Per ora funziona. Lavorano senza abbassare la guardia anche i farmacisti della Comunale 1. Non sono nuovi alle rapine a colpi di siringa, ironia della sorte le stesse che vendono a decine dalla mattina alla sera. Le vendono ai ragazzi, giovani e giovanissimi, gli stessi che frequentano e «usano» la Galleria Casentino. Ma riucite a lavorare tranquilli? chiediamo. «Fino alla prossima rapina» rispondono. 

LE FORZE DELL’ORDINE conoscono bene la zona, è tra quelle «allarmate» insieme con Piazza Guido Monaco, Pionta e Saione. La polizia è quasi di casa come il 118, costretto a occuparsi di malori e overdose. I vigili urbani ci passano in borghese ma il corpo, ridotto ai minimi ternini, 73 agenti in servizio per un’intera città, non può presidiare tutti i giorni. Eppure ci vorrebbe proprio questo. Chi ci vive e lavora segnala urla e risse che si scatenano per «futili motivi», i bar fanno da polo di attrazione e pagano un prezzo troppo alto, come tutti gli aretini che rivorrebbero il loro quartiere.

CENTINAIA di siringhe, dalla grata sotto i piedi si vedono centinaia di siringhe. Gettate lì dentro dopo essere state usate. Ci devi proprio andare per accorgertene. Lì dietro, dove la Galleria Casentino sbocca verso i giardini di Campo di Marte, protetti alla vista da una siepe, si affacciano gli uffici dell’Agenzia delle entrate le cui finestre sono chiuse dalle inferriate. Lì le siringhe vengono usate e poi gettate in quella che sta diventando una discarica. A centinaia se ne contano, senza considerare quelle che rimangono incastrate tra le fessure o vengono «artisticamente» conficcate nei muri o abbandonate nei giardini.
Sono rifiuti speciali, pericolosi. Ma sono in uno spazio condominiale, quindi privato. A rimuoverle, ci dicono, ci devono pensare i privati, i condomini o l’amminsitratore di condominio, chiamare Sei Toscana e pagare il servizio. La rimozione va fatta in massima sicurezza con pinze e guanti e un contenitore rigido che non possa forarsi. Il danno e la beffa.


Eppure proprio le gallerie sono il nascondiglio ideale, riparato, in cui difficilmente ci si addentra. Ma basta farlo per scoprire un altro mondo, soprattutto se si arriva prima che il ragazzo delle pulizie abbia fatto il suo lavoro, anche quello di togliere di mezzo aghi pericolosi. Le siringhe usate non vengono solo gettate dentro la grata, ma anche al di là delle serrande dei fondi chiusi, conficcate nelle inferriate o sparse dove capita. Venivano usati anche i tombini ma sono stati riparati con delle reti fitte per impedire che vengano intasati. Ma lo scenario offre anche gocce di sangue fresco, fialette di acqua distillata, dosi di droga nascoste negli infissi divelti o negli avvolgibili che spesso e volentieri la polizia passa e porta via. Un brutto giro, quasi un girone. 
Silvia Bardi