Un incidente (archivio)
Un incidente (archivio)
Cinghiali, cerbiatti, tassi, volpi, lupi: ora il pericolo corre anche in autostrada. Dopo la morte della 49enne modenese Enrica Franchini per l’impatto contro un capriolo in A14 nel Bolognese, ci si interroga se sia il caso di innalzare il livello di sicurezza sulle principali strade italiane. I rischi per i conducenti non si nascondono soltanto nelle vie sperdute di campagna, ma anche nelle autostrade, dove si spinge forte sull’acceleratore. Ogni anno sono circa 10mila gli schianti causati da animali selvatici, spiega Coldiretti. Il numero di incidenti gravi con morti o feriti per colpa di animali – segnala l’organizzazione agricola – è aumentato dell’81% sulle strade provinciali nel periodo 2010-2018 secondo l’analisi fatta su dati del rapporto Aci-Istat. "Un’emergenza nazionale – sottolinea la Coldiretti – che mette a...

Cinghiali, cerbiatti, tassi, volpi, lupi: ora il pericolo corre anche in autostrada. Dopo la morte della 49enne modenese Enrica Franchini per l’impatto contro un capriolo in A14 nel Bolognese, ci si interroga se sia il caso di innalzare il livello di sicurezza sulle principali strade italiane. I rischi per i conducenti non si nascondono soltanto nelle vie sperdute di campagna, ma anche nelle autostrade, dove si spinge forte sull’acceleratore. Ogni anno sono circa 10mila gli schianti causati da animali selvatici, spiega Coldiretti. Il numero di incidenti gravi con morti o feriti per colpa di animali – segnala l’organizzazione agricola – è aumentato dell’81% sulle strade provinciali nel periodo 2010-2018 secondo l’analisi fatta su dati del rapporto Aci-Istat. "Un’emergenza nazionale – sottolinea la Coldiretti – che mette a rischio la sicurezza e la salute degli automobilisti e che porta 3 italiani su 4 (72,7%) a considerare un pericolo per la circolazione sui quasi 850mila chilometri di strade e autostrade italiane la presenza di animali selvatici".

Autostrade per l’Italia Spa, dopo il confronto col ministero sull’emergenza cinghiali – fa sapere – ha adottato diverse misure per proteggere gli automobilisti dalle incursioni faunistiche. Le recinzioni costruite negli anni Ottanta sono alte un metro, mentre quelle di nuova progettazione vengono realizzate di due metri nei punti più critici. Il potenziamento delle barriere – sia nella parte superiore per gli animali saltatori, sia in quella inferiore per quelli che scavano – quest’anno prevede di correggere 300 chilometri di recinzioni anti faunistiche per un budget di 12 milioni di euro. Per quanto riguarda i sistemi elettrificati o catarifrangenti sono state avviate sperimentazioni, ma ancora l’installazione non è avvenuta.

I numeri raccolti dall’Asaps (Associazione dei sostenitori e amici della polizia stradale) negli ultimi tre anni raccontano di un fenomeno in crescita, bensì di difficile controllo a causa della conformazione del nostro territorio che favorisce la presenza di animali lungo le arterie stradali. Nel 2020 nonostante il lockdown duro e la quasi assenza di auto in circolazione per alcuni mesi, sono stati 157 gli incidenti gravi con animali, che hanno causato 16 morti e 215 feriti: 151 schianti sono avvenuti su strade statali e provinciali, 6 in autostrada.

Nel 2019 erano stati 164, mentre nel 2018 furono 148 (con un più 11% in un anno). Tra 2018 e 2019 l’aumento delle vittime è del 36% (11 - 15), quello dei feriti gravi del 17% (189 - 221) Al primo posto tra le regioni c’è la Lombardia, con 17 sinistri, seguita da Emilia-Romagna (15), Piemonte (14) e Abruzzo (13). In 110 casi a impattare contro un animale è stata un’auto, in 58 un motociclo. E nei primi 3 mesi del 2021 il bilancio parla di 33 incidenti gravi (32 sulla rete ordinaria, uno in autostrada) con due morti e 36 feriti.

"I numeri aumentano perché crescono gli animali e il traffico – spiega il presidente Asaps, Giordano Biserni –. Questi dati evidenziano che c’è un problema, gli enti gestori delle strade e i conducenti devono fare di più. Gli animali non leggono i cartelli stradali, sono le luci che favoriscono una deviazione dalla carreggiata. In più, là dove ci sono passaggi frequenti possono essere creati sottopassaggi, oppure si deve installare un sistema di catarifrangenti e luci che si accendono e spengono quando arriva la vettura. Certo, modificare tutta la rete stradale è dura: l’Italia solo nell’Appennino ad ogni metro è a rischio attraversamento, quindi la soluzione non è facile. Comunque studiare dei sistemi che tengano gli animali selvatici lontani dalle strade è necessario".

E sul da farsi per evitare questi pericolosi incontri, Biserni conclude: "Il vero consiglio è la prudenza, soprattutto nella tarda serata e nella notte, quando gli animali si muovono di più. Serve una grande prontezza di riflessi, perché spesso si è fortunati se va a finire che bisogna ‘solo’ cambiare la macchina. Cosa fare se passa un animale di piccola taglia come un gatto? Beh, se per schivarlo rischio di andare nel fosso o contro un Tir, io vado dritto: mi dispiace per l’animale, ma non ho altra scelta".