La protesta degli indipendentisti sardi per la liberazione di Carles Puigdemont
La protesta degli indipendentisti sardi per la liberazione di Carles Puigdemont

ALGHERO (Sassari)

La Piccola Barcellona è stata travolta dall’effetto Puigdemont, che doveva essere l’ospite più illustre di AdiFolk, la festa dell’orgoglio catalano che si tiene nella perla della costa occidentale della Sardegna. Il legame fra Alghero e la Catalogna ha quasi 800 anni e molto radicata è la colonia che vive in Sardegna e che ha visto riconosciuta quest’isola linguistica come patrimonio culturale. Il 22,4% dei 45mila abitanti parla il catalano nella variante algherese, riconosciuto dalla Repubblica e dalla Regione Sardegna come lingua minoritaria. In città c’è una rappresentanza della Generalitat de Catalunya ed esistono programmi di insegnamento e di utilizzo della lingua sul territorio. L’insediamento catalano ha una data precisa: 16 novembre 1354, per effetto delle condizioni di pace dopo l’assedio di Pietro IV d’Aragona alla città guidata dai Doria. Per ottenere Alghero, il Cerimonioso accettò la deportazione dei sardo-liguri verso Spagna e Baleari, introducendo in città coloni catalani che si fusero pacificamente coi sardi autoctoni arrivati nel XVI secolo. A quella data si pone la nascita del dialetto ancora parlato. Il sindaco di Alghero, Mario Conoci, era il più dispiaciuto per l’arresto di Puigdemont. "Hanno mortificato la tradizione indipendentista della Sardegna", tuona Antonio Moro, presidente del Partito Sardo d’Azione.

r. j.