Alessandro

Milan

Ci sarebbe un modo semplice per risarcire Alex Schwazer, dopo che un giudice ha messo nero su bianco il complotto per farlo risultare positivo al doping: permettergli di tornare a fare l’atleta. La giustizia sportiva, che non va di pari passo con quella ordinaria, dovrebbe prendere atto di quello che ha stabilito il tribunale di Bolzano e cancellare la squalifica del marciatore italiano. Così Schwazer potrebbe giocarsi come tutti la possibilità di correre alle Olimpiadi di Tokyo. D’altronde, a ben vedere, una possibilità olimpica è già stata sottratta ingiustamente all’azzurro.

L’ultima positività, quella creata a tavolino, è stata sancita proprio mentre si apprestava a gareggiare a Rio, nel 2016, con un tempismo che a questo punto della storia suona beffardamente diabolico. Ma ci sono vari motivi per dubitare sulla bonomia delle autorità che governano lo sport mondiale. Basti leggere la dura presa di posizione della Wada, l’agenzia dell’antidoping mondiale, che continua a considerare le prove contro Schwazer schiaccianti e giudica ‘sconcertante’ la sentenza che lo assolve. Della serie: dite pure quel che vi pare, ci sarà anche un giudice a Bolzano che ha esaminato prove e testimonianze, ma per noi il marciatore è fuori. Niente da fare: ammettere di avere sbagliato e chiedere scusa è, a tutti livelli, lo sport in cui nessuno eccelle. Anzi, ieri sera la World Athletics ha ribadito che Alex non potrà gareggiare fino al 2024.