Alessandria, 9 novembre 2019 - Ha confessato, la notte dopo l'addio ai tre pompieri rimasti uccisi nell'esplosione della cascina a Quargnento: a far saltare in aria l'edificio è stato il proprietario, Giovanni Vincenti. Ha ammesso tutto dopo dieci ore di interrogatorio in caserma. L'ha fatto per i soldi dell'assicurazione, perché era strozzato dai debili.

Lo spiega Enrico Cieri, procuratore capo di Alessandria, nel corso di una conferenza stampa: l'uomo ha messo in atto il piano per ottenere il premio di un'assicurazione sulla cascina, stipulata nell'agosto scorso. "Giovanni Vincenti ha confessato in maniera esaustiva e piena, dando pieno riscontro agli elementi acquisiti durante la perquisizione - sottolinea il procuratore - L'indagato ha ribadito di voler danneggiare le cose ma ha escluso la volontà omicida".

Le sue parole, all'indomani della tragedia, potevano trarre in inganno: con la voce rotta dall'emozione Vincenti sembrava sinceramente straziato per la morte dei vigili del fuoco e avanzava l'ipotesi che la sua cascina fosse stata distrutta 'per invidia'. Ecco cosa aveva dichiarato:

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Il procuratore: "Poteva evitare la tragedia"

Forse non voleva uccidere nessuno, ma di sicuro avrebbe potuto evitare la morte dei tre vigili del fuoco, spiega ancora il procuratore Cieri: "La notte della tragedia Vincenti è stato informato da un carabiniere che il primo incendio era quasi domato - spiega il magistrato - Vincenti non ha detto che all'interno della casa c'erano altre cinque bombole che continuavano a far fuoriuscire gas. Era intorno all'1, ci sarebbe stata mezz'ora di tempo per evitare la tragedia".

Anche la moglie di  Vincenti è indagata a piede libero nell'inchiesta che ha portato all'arresto del marito. E alla domanda se sia coinvolto anche il figlio, Stefano, il comandante provinciale dei carabinieri di Alessandria, colonnello Michele Angelo Lorusso, ha risposto solo con un "No comment", mentre il procuratore Cieri ha sottolineato: "Le indagini proseguono".

Il movente che ha spinto Giovanni Vincenti a far saltare in aria la cascina di Quargnento è dunque economico: lui e la moglie erano fortemente indebitati e lo scorso agosto l'assicurazione dell'edificio era stata estesa al fatto doloso. Il massimale era di un milione e mezzo di euro

Anche se l'intenzione di Vincenti era quella di danneggiare l'immobile, gli è stato contestato l'omicidio plurimo perché non ha avvertito i soccorritori della presenza delle bombole di gas. Vincenti è dunque ritenuto responsabile dei delitti di disastro doloso, omicidio plurimo, e lesioni volontarie. Oltre a queste accuse, Cieri spiega: "Stiamo valutando un ulteriore aspetto che è quello della frode ai danni della compagnia di assicurazione perlomeno nella forma tentata perché il crollo di questo edificio era volto a conseguire il premio di un milione e mezzo dell'assicurazione che era stata stipulata lo scorso agosto anche per fatto doloso altrui". 

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Il timer, le istruzioni in camera da letto

Una delle prove decisive che hanno fatto crollare Giovanni Vincenti durante le 10 ore di interrogatorio è stato il ritrovamento nella camera da letto dei coniugi Vincenti del bugiardino del timer che ha innescato l'esplosione. Le 'istruzioni' per far esplodere la cascina non erano neppure nascoste, ma appoggiate in bella vista su un cassettone.
Sulla dinamica della doppia esplosione, il procuratore Cieri racconta: "Le bombole, secondo le dichiarazioni di Vincenti, dovrebbero essere sette, collocate nei vari locali dell'abitazione, aperte perché saturassero gli ambienti e provocassero l'esplosione all'1.30 della notte. Finora ne sono state trovate tre. Il timer era stato settato all'1.30, ma erroneamente un altro timer era stato settato a mezzanotte. Quindi accidentalmente c'è stata una prima piccola esplosione che ha allertato i vigili del fuoco che poi si sono recati sul posto con i carabinieri".

"Giustizia è fatta, ma i ragazzi non ci sono più"

"Il risultato operativo c'è stato, ma purtroppo i nostri ragazzi non ci sono più": è il primo commento dei vigili del fuoco di Alessandria sugli sviluppi dell'inchiesta sull'esplosione di Quargnento in cui sono morti tre loro colleghi. "Comunque giustizia comincia a essere fatta", aggiungono a proposito del fermo di Giovanni Vincenti.

E Fabio Dattilo, aapo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, commenta: "Vogliamo ringraziare gli inquirenti per la rapidità con con cui sono riusciti a individuare il responsabile dell'esplosione di Quargnento che ha ucciso i nostri ragazzi". Ma aggiunge con amarezza:  "La futilità del gesto e la possibilità che la seconda esplosione potesse essere evitata, rende tutto più drammatico e inaccettabile. Sapere che il colpevole è stato trovato ci aiuta a lenire il dolore, purtroppo nulla potrà restituire Antonino, Marco e Matteo al nostro affetto e a quello delle loro famiglie", aggiunge.

Le indagini puntavano sul proprietario della cascina

Per tutto la giornata di ieri si sono susseguiti accertamenti e approfondimenti di elementi legati alle indagini condotte dagli uomini del colonnello Michele Angelo Lorusso che alla fine hanno stretto il cerchio su Vincenti, proprio nel giorno dei funerali dei tra pompieri morti: Matteo Gastaldo, 46 anni, Marco Triches, 38 anni, e Antonio Candido, 32 anni
"Bisogna capire perché e chi ha fatto questo", aveva tuonato dall'altare della cattedrale dei Santi Pietro e Marco il comandante provinciale Roberto Marchioni, dando voce alla "rabbia" dei vigili del fuoco. "Dovete beccarli, dovete fare di tutto per beccarli", era la richiesta delle famiglie al premier Giuseppe Conte, "commosso" di fronte al "lungo abbraccio della comunità a questi ragazzi e ai loro coraggiosi colleghi che ogni giorno rischiano la vita per garantire la sicurezza di tutti noi".