L'abuso di alcolici come abitudine sociale
L'abuso di alcolici come abitudine sociale

Roma, 21 settembre 2019 - A un passo dalla morte. Sprofondati in coma etilico dopo una sbornia. Già a 12 anni, quando gin, rum, vodka dovrebbero essere parole da grandi e non bottiglie vuote, scolate come se non ci fosse un domani. Mette i brividi la denuncia del professor Alberto Villani, responsabile dell’Unità operativa complessa di Pediatria generale e Malattie infettive dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, che racconta di avere avuto "ricoverati recentemente in Rianimazione tre ragazzini, di 12 e 13 anni". Storie a lieto fine per fortuna, "anche se uno di loro lo abbiamo preso per i capelli", puntualizza lo stesso medico, presidente della Sip (Società italiana di pediatria). Vicende che, in un’Italia dove scende a 11 anni l’età del primo contatto con i superalcolici, non sono casi isolati. "Sui media arriva solo la punta dell’iceberg della deriva etilica delle nuove generazioni – chiarisce Villani –. Basta fare due chiacchiere coi tassisti che nelle notti di venerdì e sabato riaccompagnano a casa tantissimi bambini stravolti dall’alcol dopo serate nei chioschetti e locali". Adesso il pericolo maggiore si chiama binge drinking, una moda proveniente da Oltreoceano che porta i giovanissimi a bere tanto in poco tempo, fino a stravolgersi.

"Chi ha questo tipo di problema sono bambini ricchi e poveri, maschi e femmine, non c’è differenza – avverte Villani –. Generalmente soggetti che vivono una profonda solitudine esistenziale. Non praticano sport, non suonano strumenti, hanno una vita vuota che riempiono con vino, birra e superalcolici". Con rischi enormi per la loro salute, chiarisce il pediatra: "Nell’immediato vanno incontro al coma etilico, a lungo termine possono sviluppare danni al sistema nervoso centrale che si traducono in rallentamenti e tremori. Per non parlare delle conseguenze a livello epatico, cirrosi e tumori compresi".

Che sia in atto una vera emergenza alcol tra i ragazzini lo evidenzia l’attualità, lo certificano le statistiche. A partire da recenti dati dell’Osservatorio sulle dipendenze di Palazzo Chigi secondo i quali il 17% delle intossicazioni alcoliche, trattate al pronto soccorso, riguarda under 14. Ancora più preoccupanti, se possibile, sono le conclusioni a cui approdano il sociologo Roberto Di Monaco e la ricercatrice Silvia Pilutti, coautori, insieme con Caterina Puglisi, del libro ‘Adolescenti e alcol’. Vedesi l’abbassamento dell’età della prima assunzione che scende tra gli 11 e i 12 anni. A ciò si aggiunge il fatto che i teenager, consumatori saltuari di alcol, assumono dosi sempre più massicce e comunque fuori dalle mura di casa. Che significa quest’ultimo aspetto? Il rischio di un’assunzione meno consapevole e controllata rispetto a un bicchiere bevuto a tavola al pranzo di famiglia.

"Pera arginare il fenomeno dello sballo alcolico tra giovanissimi, anche preadolescenti – incalza il professor Villani –, c’è bisogno di una campagna di sensibilizzazione sui rischi e i danni per la loro salute. Più in generale, urge una cultura del vino e del bere bene, in maniera responsabile. Ognuno deve fare la sua parte". Qualche tempo fa il Silb (Sindacato italiano locali da ballo) lanciò la proposta di estendere anche ai genitori, non solo ai locali, le multe per i minorenni che abusano di alcolici. Una sortita a effetto, certo, ma che potrebbe aprire gli occhi a qualche papà e mamma un po’ distratti sulle serate alticce dei propri eredi. Minacciare di mettere mano al portafoglio delle famiglie può fare miracoli.