"Gli albergatori chiedono chiarezza. Così non possiamo più sostenerci". A parlare è Amedeo Faenza, vice presidente di Federalberghi Emilia Romagna e consigliere nazionale. Fa parte di una famiglia che si occupa di albeghi e ristorazione da 100 anni. A Sestola, perla dell’Appennino modenese sul Monte Cimone, Faenza è titolare di un albergo, il ’Villa delle Fate’, ristrutturato appena...

"Gli albergatori chiedono chiarezza. Così non possiamo più sostenerci". A parlare è Amedeo Faenza, vice presidente di Federalberghi Emilia Romagna e consigliere nazionale. Fa parte di una famiglia che si occupa di albeghi e ristorazione da 100 anni. A Sestola, perla dell’Appennino modenese sul Monte Cimone, Faenza è titolare di un albergo, il ’Villa delle Fate’, ristrutturato appena due anni fa con criteri super moderni.

Faenza, cosa significa per voi lo stop allo sci?

"È un problema enorme. L’Appennino è penalizzato da due anni. Nel 2020 abbiamo lavorato venti giorni. La stagione è massacrata. Come fa un albergo a sostenersi così?".

Già, come fa?

"Servono ristori mirati, un piano straordinario. E non possono continuare a farci pagare le tasse come se fossimo aperti. Quest’anno ci ritroveremo a pagare le tasse del 2020 e del 2021. Fantascienza. Serve un fondo perduto, altrimenti non reggeremo l’urto".

Prenotazioni?

"Le strutture erano piene per metà. E ora ci toccherà restituire le caparre. E poi c’è il problema delle assunzioni, che avevamo già programmato. Nella mia struttura di Sestola (oggi, ndr) sarebbero dovute arrivare altre 7 persone".

Il dietrofront è arrivato a poche ore dall’apertura.

"Un albergo non si apre da un giorno all’altro. Noi eravamo al lavoro da 10 giorni: bisogna preparare le camere, sanificarle, fare gli acquisti. Abbiamo bisogno di preavviso. Altrimenti dicano che si chiude tutta la stagione...".

È arrivato Draghi. E adesso?

"Intanto lo ringrazio per aver previsto un ministero del Turismo con portafoglio. E al ministro Garavaglia auguro di poter lavorare con Federalberghi al meglio. Va riproposta una soluzione adottata negli anni ’60, che si chiamava Sacat. Era una sezione speciale dedicata al settore ricettivo che aiutava le strutture e, per esempio, accendeva mutui a 25 anni, con tassi agevolati. Questo meccanismo rivitalizzò la Riviera romagnola, le città d’arte e l’Appennino".

Davide Miserendino