Una delle tante. proteste organizzate dalle associazioni rappresentative del mondo della ristorazione
Una delle tante. proteste organizzate dalle associazioni rappresentative del mondo della ristorazione
Il giorno dopo la stretta di Natale, calata come una mannaia su ristoranti, bar e altri pubblici esercizi, il j’accuse più duro contro il governo arriva dagli albergatori, che si ritrovano di fatto bloccati ma anche senza nuovi ristori. Un "panettone amaro", dice il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca: "In un anno normale, tra Natale e l’Epifania si sarebbero messi in viaggio più di 18 milioni di italiani, attivando un giro d’affari di circa 13 miliardi di...

Il giorno dopo la stretta di Natale, calata come una mannaia su ristoranti, bar e altri pubblici esercizi, il j’accuse più duro contro il governo arriva dagli albergatori, che si ritrovano di fatto bloccati ma anche senza nuovi ristori. Un "panettone amaro", dice il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca: "In un anno normale, tra Natale e l’Epifania si sarebbero messi in viaggio più di 18 milioni di italiani, attivando un giro d’affari di circa 13 miliardi di euro, che interessa tutte le componenti della vacanza: non solo alberghi ma anche trasporti, divertimenti e cibo".

E invece "le misure di contenimento varate dal Consiglio dei ministri – insiste Bocca – costituiscono l’ennesima mazzata sulla testa delle imprese. Una beffa clamorosa per quegli imprenditori che si erano fatti in quattro per mantenere gli alberghi aperti nonostante il divieto di spostarsi da una regione all’altra, gli impianti di risalita fermi, le terme chiuse".

Lo schiaffo al settore viene dal decreto che stanzia 650 milioni di euro per tutelare i bar e i ristoranti, ma dimentica completamente gli alberghi, che hanno subito danni ancora maggiori. Ma non è che dal fronte dei ristoratori e dei pubblici esercizi le cose vadano meglio. I vertici di Confcommercio parlano di incertezze e ritardi che "cancellano le imprese". E lo stato maggiore della Fipe sostiene che i 650 milioni sono cifre che "offendono i 300mila pubblici esercizi italiani". Aiuti "insufficienti a compensare singolarmente i danni", scrivono da Fipe-Confcommercio quantificando il totale dei provvedimenti in 3mila euro in media per azienda, ma il cui conteggio della perdita di fatturato (per il solo settore dei pubblici esercizi) è di oltre 33 miliardi su 86 (-38,38%).

Accuse anche nel confronto con gli altri Paesi. "Se il riferimento deve essere il modello tedesco – incalzano dalla Fipe – i ristori allora a esso dovrebbero essere ispirati: indennizzo al 75% dei fatturati calcolato su novembre e dicembre, riduzione dell’Iva al 5%, tutela degli sfratti, ad esempio". tenta di rassicurare il ministro dell’Economia, Gualtieri: "Stiamo vicini a chi deve chiudere. Grazie a un meccanismo definito con la Ragioneria dello Stato, l’Agenzia delle Entrate e il Mise, con una nuova tranche di contributi a fondo perduto automatici per complessivi 645 milioni di euro, di cui 455 milioni già nel 2020". Claudia Marin