Il dirigente d’azienda Mario Resca: ferrarese, ha 75 anni ed è cavaliere del lavoro
Il dirigente d’azienda Mario Resca: ferrarese, ha 75 anni ed è cavaliere del lavoro
Chi fa impresa non può essere No vax e chi lavora, dalle fabbriche ai centri commerciali, non può non essere vaccinato. E se decide, in piena libertà, di non farlo, "deve stare a casa". Mario Resca, presidente di Confimprese, l’associazione che raggruppa 350 marchi di catene di retail e franchising con circa 700mila dipendenti, non ha dubbi nel difendere e promuovere il Green pass alla viglia del 6 agosto quando scatteranno i primi divieti a chi non ha in tasca il certificato verde. "Come imprese – spiega Resca – siamo ovviamente totalmente a favore del Green pass (qui il nodo esenzione). Le attività devono essere svolte in sicurezza sia per quanto riguarda i dipendenti, sia i clienti....

Chi fa impresa non può essere No vax e chi lavora, dalle fabbriche ai centri commerciali, non può non essere vaccinato. E se decide, in piena libertà, di non farlo, "deve stare a casa". Mario Resca, presidente di Confimprese, l’associazione che raggruppa 350 marchi di catene di retail e franchising con circa 700mila dipendenti, non ha dubbi nel difendere e promuovere il Green pass alla viglia del 6 agosto quando scatteranno i primi divieti a chi non ha in tasca il certificato verde. "Come imprese – spiega Resca – siamo ovviamente totalmente a favore del Green pass (qui il nodo esenzione). Le attività devono essere svolte in sicurezza sia per quanto riguarda i dipendenti, sia i clienti. Questo vale sia nel retail, nell’ambito specifico del commercio, ma più in generale in tutta la filiera che crea valore e che vede a monte chi produce, le fabbriche".

Eppure restano ambiti e anche voci politiche dissonanti sul Gren pass sì, Green pass no?

"Questo Paese sta ripartendo bene. La gente ha voglia di tornare a una vita normale. Non interrompiamo una ripresa in corso con polemiche pre-elettorali. Draghi sta facendo il suo lavoro e l’auspicio è che continui a farlo. Meno male che c’è un governo che decide anche se servirebbero meno compromessi".

Quindi nessun compromesso sull’obbligo del Green pass per i dipendenti di fabbriche, uffici, catene commerciali?

"La sicurezza passa oggi, basta guardare quel che sta succedendo nel mondo e in Cina rispetto a una pandemia che non è stata ancora vinta e con le varianti sta tornando a far aumentare i contagi, dalle vaccinazioni. E il Green pass è lo strumento che abbiamo per poter garantire la sicurezza dei dipendenti. È l’unico elemento che può consentire di lavorare senza correre rischi e per questo, anche come Confimprese, stiamo promuovendo al massimo le vaccinazioni".

Confindustria vorrebbe però l’obbligo delle vaccinazioni per i lavoratori. La Cgil di Landini ha aperto uno spiraglio e il governo sta incontrando le parti sociali per trovare un’intesa.

"L’accordo con le parti sociali riguarda la politica, quindi il governo. Il punto fermo però rimane la sicurezza dei lavoratori e quindi dei clienti che passa dall’obbligo vaccinale dei dipendenti".

Quindi, chi non si vaccina non lavora?

"Resta a casa. Perché rifiutare oggi il vaccino, significa mettere in difficoltà l’azienda stessa, ma anche la sicurezza dei colleghi di lavoro e in generale delle persone dove esiste un contatto con il pubblico come avviene con i clienti di un centro commerciale".

Restare a casa con o senza stipendio?

"Il problema, prima che economico, è sanitario. Poi, risolto questo, credo che una soluzione si possa trovare per la questione economica relativa al dipendente che si rifiuta di vaccinarsi: cassa integrazione, reddito di cittadinanza. Vedremo comunque che cosa deciderà il governo e l’eventuale normativa".

In tema di obblighi, se insieme a sanità, scuola e trasporti dovesse spuntare anche quello del Green pass per entrare nei centri commerciali… .

"Ci dispiacerebbe. Nella pandemia, con le chiusure nei week-end e nei giorni festivi, i centri commerciali sono già stati abbondantemente discriminati e considerati, a torto, possibili luoghi di diffusione dei contagi. In realtà, dalle norme di sicurezza per i dipendenti e clienti al ricambio d’aria, sono ben più sicuri rispetto per esempio alle piazze dei festeggiamenti della vittoria dell’Italia ai campionati europei o le vie della movida, dove abbiamo visto che sono scoppiati focolai di Covid".