Leo Turrini Va bene, è ufficiale. Nemmeno Mario Draghi riuscirebbe a mettere assieme nello stesso governo interisti e juventini. Però, anche senza scomodare la piattaforma Rousseau, c’è appunto un però. È vero, il penoso epilogo della sfida di Coppa Italia tra bianconeri e nerazzurri ha...

Leo

Turrini

Va bene, è ufficiale. Nemmeno Mario Draghi riuscirebbe a mettere assieme nello stesso governo interisti e juventini. Però, anche senza scomodare la piattaforma Rousseau, c’è appunto un però. È vero, il penoso epilogo della sfida di Coppa Italia tra bianconeri e nerazzurri ha alimentato strascichi imbarazzanti per i protagonisti. Ululati, insulti, gesti da osteria malfamata. Roba deplorabile e censurabile, certo. Tra Agnelli e Conte, per tacere della riserva Bonucci, nessuno può aspirare al titolo di Lord delle buone maniere.

Solo che qui si esagera. Non con le sacrosante condanne: gli atteggiamenti sono stati sbagliati, classici esempi di inadeguata educazione.

In effetti, a pensarci bene, certe cose sono sempre accadute. E non solo nel calcio. Ancora ieri in Australia, alla fine di una bellissima partita di tennis, gli azzurri Fognini e Caruso si sono presi a male parole. Hanno fatto bene? No, hanno fatto malissimo. Basta che finisca lì. Questo, in verità, è il punto. L’ossessione mediatica, esasperata dai social. Non è un caso: quasi mai, nell’era della comunicazione digitale, viene valorizzato il bello e il buono. Solo il brutto e il cattivo dominano la conversazione collettiva. Magari accadeva anche una volta, ma non con questo surplus di cattiveria. Forse servirebbe un minimo di senso della misura. Che si tratti di pallone o di politica, è sempre un tratto di ferocia a generare il racconto. E non va bene, perché non sempre c’è un Mario Draghi a disposizione.