Sunisa Lee, 18 anni, campionessa olimpica individuale a Tokyo 2020
Sunisa Lee, 18 anni, campionessa olimpica individuale a Tokyo 2020
La ginnasta americana di origine asiatica Sunisa Lee, medaglia d’oro olimpica questa estate a Tokyo, ha rivelato di essere stata recentemente vittima di un episodio razzista. In un’intervista alla rivista PopSugar, la ginnasta ha raccontato che lei e i suoi amici stavano aspettando un passaggio da un autista Uber a Los Angeles, quando alcune persone a bordo di un’auto le hanno rivolto insulti razzisti per poi spruzzare lo spray al...

La ginnasta americana di origine asiatica Sunisa Lee, medaglia d’oro olimpica questa estate a Tokyo, ha rivelato di essere stata recentemente vittima di un episodio razzista.

In un’intervista alla rivista PopSugar, la ginnasta ha raccontato che lei e i suoi amici stavano aspettando un passaggio da un autista Uber a Los Angeles, quando alcune persone a bordo di un’auto le hanno rivolto insulti razzisti per poi spruzzare lo spray al peperoncino che l’ha colpita sul braccio.

"Ero così arrabbiata, ma non c’era niente che potessi fare perché sono fuggiti subito dopo", ha detto la diciottenne di discendenza Hmong (Asia meridionale).

Gli Usa hanno registrato un’impennata della violenza contro le persone di origine asiatica nel 2020, secondo le statistiche dell’Fbi, con alcuni attivisti che credono sia il risultato della retorica usata dall’ex presidente Donald Trump dopo aver affermato che il Covid-19 era il "virus cinese".

L’anno scorso, infatti, sono stati 3.795 gli episodi di razzismo denunciati dagli asiatici statunitensi: fra aggressioni fisiche, insulti e atti discriminatori. Lo dicono i dati di Stop Aapi Hate (dove la sigla sta per Asian American Pacific Islander), sigla nata proprio per tenere d’occhio le molestie subite dalla comunità in coincidenza con l’arrivo del Covid in America.

E nei primi mesi di quest’anno, le statistiche erano persino aumentate. Il 68 per cento circa degli incidenti si “limita” a molestie verbali, ma in più di un caso su dieci si passa dalle parole ai fatti. Un terzo delle molestie avviene sul luogo di lavoro, una su quattro in strada. Nel mirino soprattutto i cinesi (oltre il 40% delle vittime), ma i razzisti non fanno distinzioni: un sesto dei bersagli è di origine coreana, e figurano anche vietnamiti e filippini.

Il caso della Lee, dunque, è tutt’altro che isolato. Non è la prima atleta a subire insulti razzisti. Ad aprile, Sakura Kokumai, cittadina americana di origine giapponese impegnata nel torneo olimpico di karate, ha affermato di essere stata presa di mira mentre si allenava in un parco in California da un uomo che l’ha insultata. E la campionessa olimpica di snowboard, Chloe Kim, ha raccontato di subire insulti razzisti sui social ogni giorno.