Licia Ronzulli consegna a Matteo Salvini il testo del ddl
Licia Ronzulli consegna a Matteo Salvini il testo del ddl

Roma, 12 luglio 2019 - "Non c'è un minuto da perdere, troppi bambini sono sottratti ai genitori dallo Stato in maniera arbitraria. È giunta l’ora di riformare la disciplina degli affidi per dare finalmente piena attuazione al principio del superiore interesse del minore e al diritto di bimbi e adolescenti a vivere e crescere all’interno delle loro famiglie". Parla di "battaglia trasversale" Licia Ronzulli, vice presidente dei senatori di Forza Italia, al vertice della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza. Fra le mani stringe il suo disegno di legge sui minorenni in affidamento di cui ha appena consegnato una copia al titolare del Viminale, il vice premier Matteo Salvini. 

Senatrice, il ddl punta a contenere il peso dei servizi sociali?
"La mia proposta vuole mettere uno stop definitivo al loro strapotere. Nelle procedure per gli affidi al momento agli assistenti sociali compete l’individuazione, in modo totalmente arbitrario, delle famiglie affidatarie o delle case famiglia per il collocamento del minore". 

L'inchiesta giudiziaria in Val D'Enza sprona a rompere gli indugi?
"La Commissione Infanzia era al lavoro già da tempo, ma i recenti e drammatici fatti di cronaca nel Reggiano impongono un’accelerazione per modificare il sistema di affidamento e collocamento. Purtroppo non si tratta di casi isolati, periodicamente ci giungono notizie di abusi ai danni di minori dati in affido e delle loro famiglie. Ad oggi i controlli sono inesistenti".

Ma non si rischia di fare di tutta l’erba un fascio?
"Ci sono validi operatori che fanno onestamente il loro mestiere, tuttavia il legislatore è chiamato a trovare soluzioni, quando un sistema non funziona. Ad esempio, di frequente bambini e adolescenti vengono allontanati dalle loro famiglie solo perché queste sono povere e nonostante la legge lo escluda espressamente".

In Italia domina un’ideologia tesa a sottrarre i minori dal contesto famigliare per affidarli alla tutela dello Stato, anche in assenza di specifiche ragioni di pericolo?
"I fatti parlano chiaro. L’affidamento o il collocamento in casa famiglia, secondo la legislazione in materia di infanzia, deve avere un carattere temporaneo e provvisorio. In realtà, però, la permanenza di minori nelle comunità familiari diventa permanente".

Che cosa prevede il ddl per rafforzare i controlli sui servizi sociali?
"L’istituzione, da un lato, del Registro degli affidamenti e, dall’altro, dell’Osservatorio ad hoc sulle case famiglia. In questo modo si farà chiarezza sull’effettivo numero dei bambini strappati ai genitori e sulle condizioni in cui versano. Inoltre s’istituisce la videoregistrazione e verbalizzazione delle indagini condotte dagli assistenti sociali per scongiurare abusi".

Il suo ddl riforma la disciplina sugli allontanamenti d’urgenza dei minori per ovviare a una lamentata scarsa attuazione del principio del ‘giusto processo’, sancito dalla Carta: che cosa non funziona?
"Direi che non c’è alcuna attuazione del ‘giusto processo’. Oggi non sono previsti né tempi certi, né regole precise. I genitori non possono difendersi se non dopo il provvedimento di allontanamento disposto dal Tribunale per i minorenni, con tempi anche lunghissimi. Inoltre, i bambini non hanno un loro rappresentante autonomo e indipendente".

Rafforzando il contraddittorio fra le parti, non si rischia di allungare i tempi della giustizia, mettendo a repentaglio la sicurezza di quei bambini realmente in pericolo?
"È proprio il contrario. Il testo sancisce tempi rapidi e precisi che oggi non ci sono. L’allontanamento, nei casi di vera urgenza, vagliata da un giudice, può essere disposto immediatamente ma poi, entro 24 ore il Tribunale per i minorenni deve aprire un fascicolo, tenere udienza nei 10 giorni successivi con tutte le garanzie per i genitori e il figlio e infine decidere entro 30 giorni. Entro i conseguenti 30 si può fare appello".