di Loredana Del Ninno Sfibrati da una vita in isolamento tra le quattro mura con mamma e papà. Lontani dalla socialità e privati dI quei riti quotidiani che accompagnano la scuola in presenza. Il distanziamento sociale legato all’emergenza sanitaria che va avanti ormai da dieci mesi ha fiaccato il morale di molti adolescenti. Ne parliamo con Filippo Muratori, neuropsichiatra infantile alla Fondazione Stella Maris di Pisa. Dottore, questo...

di Loredana Del Ninno

Sfibrati da una vita in isolamento tra le quattro mura con mamma e papà. Lontani dalla socialità e privati dI quei riti quotidiani che accompagnano la scuola in presenza. Il distanziamento sociale legato all’emergenza sanitaria che va avanti ormai da dieci mesi ha fiaccato il morale di molti adolescenti. Ne parliamo con Filippo Muratori, neuropsichiatra infantile alla Fondazione Stella Maris di Pisa.

Dottore, questo lockdown prolungato potrebbe generare conseguenze negative?

"Il distanziamento sociale procura uno stress maggiore agli adolescenti, che hanno bisogno di un contatto costante, anche fisico, con i coetanei, che necessita della piena presenza. Condurre una vita di relazione fuori dalla famiglia in questa fascia d’età è quasi una necessità fisiologica. La tecnologia, intesa come videochiamate, messaggi e chat non può rispondere in pieno a tale esigenza e tantomeno vicariarla".

Quali sono le possibili reazioni?

"Il perdurare del lockdown è più grave per gli adolescenti perché il loro cervello è in fase di maturazione e, se da un lato risponde meglio a sollecitazioni emotive, dall’altro non ha ancora pienamente sviluppato le funzioni di autocontrollo. L’accettazione di una condizione di privazione quindi può risultare più problematica rispetto agli adulti o ai bambini che potrebbero, al contrario, beneficiare di un prolungato contatto con il nucleo familiare".

Ci sono segnali che un genitore non dovrebbe trascurare?

"I campanelli d’allarme sono di diverso tipo, anche in base alla predisposizione di ciascun ragazzo. C’è chi potrebbe manifestare ansia o depressione per il distacco forzato dagli amici e dalle consuete abitudini, chi invece si rifiuta di uscire di casa per paura di rimanere contagiato dal virus, rimanendo confinato nella sua stanza per ore o sviluppa un rapporto di dipendenza con il computer. Si tratta di comportamenti psicopatologici che vanno immediatamente riconosciuti e arginati".

Cosa fare?

"In presenza di uno o più segnali i genitori farebbero bene a chiedere l’aiuto di uno specialista. In generale, i familiari dovrebbero cercare di sostenere i ragazzi a sopportare meglio le privazioni, evitando però di invadere troppo la loro sfera privata. Intervenire sì, ma con delicatezza".