Giorgio Triani * In futuro si andrà in pensione a ottant’anni, l’anno dopo aver trovato il posto fisso. È una battuta di Maurizio Crozza. Ma da prendere seriamente. Forse più di Quota 100 o delle richieste pensionistiche sindacali. L’era del welfare generoso – decenni 60-80 del secolo scorso- è in via di rapido esaurimento. Anche se si finge di non vederlo. Perché l’equlibrio...

Giorgio

Triani *

In futuro si andrà in pensione a ottant’anni, l’anno dopo aver trovato il posto fisso. È una battuta di Maurizio Crozza. Ma da prendere seriamente. Forse più di Quota 100 o delle richieste pensionistiche sindacali.

L’era del welfare generoso – decenni 60-80 del secolo scorso- è in via di rapido esaurimento. Anche se si finge di non vederlo. Perché l’equlibrio generazionale si è rotto – molti più vecchi che giovani- assieme a quello occupazionale – più uscite che ingressi nel mondo del lavoro. Perfino la riduzione notevole di immigrati lavoratori registrata l’anno scorso – secondo la Fondazione Cattaneo – accentua lo squilibrio. Già oggi infatti nel caso della forza lavoro non diplomata a ogni nuovo ingresso corrispondono 3 uscite. Ma nel 2036 il rapporto sarà di 1 a 56. Fra 15 anni quindi chi pagherà le pensioni?

Un 20,30,40enne – lo dicono altre ricerche – teme che per lui non ci sarà pensione. Neppure di cittadinanza. Perché il lavoro tende a sparire. Causa automazione e aumento di stock della forza lavoro mondiale. Il grande reset di sistema, che il Covid 19 ha rovinosamente accelerato, ci obbliga non a riformare, bensì a cambiare radicalmente formazione e mercato del lavoro, assieme al sistema di previdenza.

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford il 63% dei ragazzi attuali farà da grande un lavoro che ancora non c’è. Cinque anni fa il 20% di lavoratori regolari in Europa (Dati ufficiali EU) non godeva di versamenti contributivi. Una percentuale che per effetto pandemico di riduzioni e sospensioni di contributi per incentivare nuove assunzioni aumenterà sensibilmente.

Il bye bye pensioni nel medio periodo è forse apocalittico. Certo è che la forte caduta di lavoro giovanile rende molto vera la previsione nuda e cruda del Global Index Retirement del 2017: "I disoccupati e precari di oggi non saranno i pensionati di domani…. ma se gli va bene solo dei poveri vecchi".

* Sociologo

della comunicazione,

Università di Parma