di Giovanni Bogani Con quella faccia da impenitente, piena di rughe, ma tirata in un sorriso irresistibile, sembrava non dovesse morire mai. E invece Jean-Paul Belmondo, leggenda del cinema francese, è morto ieri a 88 anni. "Da qualche tempo era molto provato. Si è spento tranquillamente, a casa sua", ha dichiarato il suo avvocato. Stanco, dopo una vita tutta fino all’ultimo respiro. Come il nome del suo film più celebre, quello che aprì la stagione rivoluzionaria della Nouvelle vague. In quel film gira per le strade di Parigi con l’aria da gangster di terz’ordine, ma sfrontato e charmeur. Con lui, una giovanissima, biondissima Jean Seberg che vende l’Herald Tribune. Immagini che diventeranno iconiche. Belmondo era nato nel 1933, figlio di uno scultore di origine italiana. Ha dodici anni quando la guerra finisce, ne ha ventisette quando gira per le strade di Parigi, in À bout de souffle di...

di Giovanni

Bogani

Con quella faccia da impenitente, piena di rughe, ma tirata in un sorriso irresistibile, sembrava non dovesse morire mai. E invece Jean-Paul Belmondo, leggenda del cinema francese, è morto ieri a 88 anni. "Da qualche tempo era molto provato. Si è spento tranquillamente, a casa sua", ha dichiarato il suo avvocato.

Stanco, dopo una vita tutta fino all’ultimo respiro. Come il nome del suo film più celebre, quello che aprì la stagione rivoluzionaria della Nouvelle vague. In quel film gira per le strade di Parigi con l’aria da gangster di terz’ordine, ma sfrontato e charmeur. Con lui, una giovanissima, biondissima Jean Seberg che vende l’Herald Tribune. Immagini che diventeranno iconiche.

Belmondo era nato nel 1933, figlio di uno scultore di origine italiana. Ha dodici anni quando la guerra finisce, ne ha ventisette quando gira per le strade di Parigi, in À bout de souffle di Jean-Luc Godard. Da allora, una carriera tutta rivolta al pubblico, che elegge a suo signore e padrone: quando nel 1989 ottiene il César, l’Oscar francese come miglior attore, lo rifiuta. Perché, dice, solo il pubblico è una giuria degna di questo nome.

Belmondo lavorerà con François Truffaut, con Vittorio De Sica, Lattuada, Chabrol, Louis Malle. Interpreterà film cult come Borsalino e La mia droga si chiama Julie. Sarà protagonista di una rivalità molto pubblicizzata col suo collega Alain Delon. Ma soprattutto vivrà una vita intensissima: una vita fatta di cinema – più di 80 film, che hanno portato al cinema centinaia di milioni di spettatori – ma fatta anche di donne bellissime, amori tormentati. Sarà protagonista assoluto anche delle cronache mondane con i suoi amori paparazzati. E amerà moltissimo, fino all’ultimo, lo sport: il tennis, il ciclismo, il calcio per cui andava pazzo. La boxe, soprattutto, che inizia a praticare nel 1948, a quindici anni. La boxe che gli lasciò in eredità un naso pieno di bozze, che però piace tanto alle donne. Il calcio, dove gioca come portiere: "Mi piace tuffarmi", e porterà questa abilità nelle scene d’azione fatte senza controfigura. E sarà lui, molto prima dei miliardari arabi, a risollevare le sorti del Paris Saint-Germain, la squadra di calcio parigina che adorava.

Ma adorava, ancor più, le donne. Bébel – il soprannome che lo accompagnerà tutta la vita – si sposa con la ballerina Elodie Constantin, il 4 dicembre 1952. Ha diciannove anni appena. Da lei ebbe tre figli: Patricia – morta nel 1994 in un incendio – Florence e Paul Alexandre, divenuto pilota di Formula 1 e proprietario di una scuderia automobilistica – in Italia, ha partecipato all’edizione 2007 dell’Isola dei famosi. Ma ce n’est qu’un début, non è che un inizio. Bébel farà innamorare Ursula Andress, che incontra nel 1965. Siamo sul set del film L’uomo di Hong Kong: i due all’inizio si ignorano, poi nasce improvviso un amore che durerà sette anni. La lascerà per un’altra attrice dalla bellezza travolgente, l’italiana Laura Antonelli, che in quegli anni Luchino Visconti definiva "la donna più bella del mondo". Un amore lungo nove anni, fatto di tormenti, incertezze, tira e molla, copertine di giornali, fino all’addio nel 1980. Intanto Ursula, inconsolabile, dichiarerà più volte che Belmondo è stato il più grande amore della sua vita.

Pare che fra gli amori della turbolenta vita di Bébel ci sia stato anche il passerotto della musica francese, Edith Piaf, che disse in un’intervista: "Esco con Delon, ma torno a casa con Belmondo". Chissà. Certa, invece, e lunga e appassionante, è la storia d’amore con l’attrice e modella Carlos Sotto Mayor, negli anni ’80. Poi quella con l’imprenditrice belga e modella Barbara Gandolfi, famosa per aver partecipato a Temptation Island ed essere apparsa sulle copertine di Playboy. Lei ha 43 anni di meno, stanno insieme quattro anni.

Nel 2001 un ictus lo allontana pressoché definitivamente dalle scene e dai set. Non dalla voglia di amare: nel 2002 sposa a Parigi la sua compagna Natty Tardivel, ex ballerina e coniglietta di Playboy conosciuta nel 1989. Nasce la figlia amatissima Stella, nell’agosto 2003. Le nozze naufragano nove anni dopo.

Non è ancora finita. Proprio negli ultimi anni, Bébel ha un ritorno di fiamma con l’attrice Carlos Sotto Mayor. Di lei amava anche la gelosia.

Dei suoi quattro figli, Paul – il pilota di Formula 1 – ha intrapreso anche una carriera da attore. Ma soprattutto, l’erede del ghigno di famiglia, e della irresistibile simpatia di Bébel, è il nipote, Victor. Protagonista anche di un film in questi giorni nelle sale italiane, il delicato Volami via.