Acque sempre più mosse nel centrodestra in attesa di capire – e valutare – quale sbocco avrà la crisi. C’è chi resta alla finestra, chi si agita e chi grida il suo sdegno. Mara Carfagna (foto), vicepresidente della Camera, non si sente rappresentata dalla linea comune sin qui seguita, giudicata poco coraggiosa seppur per...

Acque sempre più mosse nel centrodestra in attesa di capire – e valutare – quale sbocco avrà la crisi. C’è chi resta alla finestra, chi si agita e chi grida il suo sdegno. Mara Carfagna (foto), vicepresidente della Camera, non si sente rappresentata dalla linea comune sin qui seguita, giudicata poco coraggiosa seppur per manifeste ragioni di sintesi. Ogni giorno un cinguettio. Bersaglio, stavolta, l’aspirante al terzo giro di governo Giuseppe Conte, al quale l’esponente azzurra rimprovera un mal riposto eccesso di ambizione.

"Quando uno si sente Napoleone e porta i soldati alla disfatta di Waterloo – twitta Carfagna –. Solo che oggi i soldati sono gli italiani piegati dalla pandemia e dalla crisi economica. Basta ai deliri di onnipotenza e alla vanagloria di Giuseppe Conte, al Paese servono umiltà e competenza. #volabassoConte", è l’invito a più miti e ragionevoli consigli.

La vicepresidente della Camera ritiene un grave errore la salita del centrodestra al Quirinale senza una reale apertura ad altri scenari, se non la formula attendista di rivalutazione "all’esito delle consultazioni".

Ciò che Carfagna e altri parlamentari azzurri temono è infatti che la linea all’apparenza "unitaria" sin qui seguita finisca per marginalizzare il centrodestra ridimensionando anche Forza Italia in una posizione scomoda, lontana dalla sua vocazione europeista. Meglio un governo di "salvezza nazionale". Anche per la ragione accessoria che pandemia e crisi restringono il campo di gioco dell’opposizione sino a renderlo quasi inagibile: ovvero senza dividendi elettorali da raccogliere per il lavoro di Cassandre, se la crisi dovesse poi precipitare.

g. ros.