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11 giu 2022

"Acqua salata nel fiume Coltivazioni a rischio"

Il mare è risalito già per 15 chilometri. Preoccupa anche la scarsità delle piogge L’associazione delle bonifiche: "Sono in pericolo le falde per l’uso potabile"

11 giu 2022
rita bartolomei
Cronaca

di Rita Bartolomei

Allarme Po salato e siccità. Per dirla con Francesco Vincenzi, presidente Anbi – associazione nazionale bonifiche irrigazioni miglioramenti fondiari – "stiamo assistendo a un disastro ambientale. Il mare invade il fiume, e non più viceversa". Risultato: per la prima volta "supera ormai i 15 chilometri la risalita del cuneo salino lungo il Po". Al rilevamento di Pontelagoscuro il grande fiume è sceso sotto i minimi storici – toccando i 301,6 metri cubi al secondo –, cosa che ha costretto a sospendere l’irrigazione in alcune zone del Polesine rodigino, dove sono state attivate pompe mobili d’emergenza per garantire la sopravvivenza delle colture. "Se la situazione persisterà, entro la settimana prossima saranno contaminate le prime falde destinate all’uso potabile", è la fosca previsione di Vincenzi

Che cosa sta succedendo?

Il presidente di Anbi mette in fila i numeri, partendo da una percentuale choc: "Quest’anno manca il 90% di pioggia – riassume –. Nel 2021 ci siamo fermati a 340 millimetri, contro gli abituali 800-900".

Il mare invade il fiume: quali conseguenze?

"Parliamo di un disastro ambientale – rilancia il presidente dell’Anbi –. Si perdono gli equilibri dell’ecosistema, penso a tutte le specie della fauna ittica. Il territorio ormai è trasformato. Dobbiamo combattere l’infiltrazione del sale nelle falde".

Che cosa provoca l’acqua salata?

"Intanto non è potabile e non va bene nemmeno per l’uso agricolo – spiega Vincenzi –. Per questo dobbiamo garantire una portata dell’acqua dolce che ci permetta di evitare questo disastro".

Che cosa serve?

Si arriva sempre alla stessa conclusione. Non potendo contare sulla pioggia, "serve una rete di laghetti per usare l’acqua quando serve e tenerla come serbatoio quando ci sono le grandi piene. Quest’anno è stato davvero eccezionale, oltre alla pioggia ci manca anche il manto nevoso nelle Alpi".

Lo aveva già chiarito nei giorni scorsi il direttore generale Anbi, Massimo Gargano. "Abbiamo presentato assieme ad altri un piano per la raccolta dell’acqua da nord a sud, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, per realizzare bacini piccoli e medi, laghetti senza cemento, che non impattano con l’ambiente. Li abbiamo chiamati a km zero, riuscirebbero a dare tre risposte: per uso potabile, per uso energetico – con pannelli fotovoltaici galleggianti che abbiamo già sperimentato in tre siti – e anche di vantaggio ambientale".

Non ci siamo svegliati tardi?

Riconosce Vincenzi: "Di sicuro al Sud si sono attrezzati per tempo con una rete di invasi e bacini per trattenere l’acqua, perché hanno sempre avuto a che fare con il problema della siccità. Invece al Nord siamo rimasti scoperti. E ora dobbiamo correre ai ripari".

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