Josef Schuetz, ex guardiano delle Ss del lager nazista di Sachsenhausen ha scelto di tacere al processo che lo vede imputato di complicità nell’assassinio di 3.518 persone fra il 1942 e il 1945. Schuetz, che ha cento anni ed è entrato in aula su una sedia a rotelle, ha tenuto nascosto il volto dietro una cartellina per documenti, mantenendo un ostinato silenzio (nella foto). Il suo avvocato ha affermato che risponderà oggi sui suoi dati personali, dato che non riguardano le accuse. Il processo a quello che è considerato il più anziano imputato per crimini nazisti si sta svolgendo in una palestra di Brandenburg an der Havel, vicino Berlino. Il procuratore di Stato, Cyrill Klement, ha descritto i metodi di sterminio usati a Sachesenhausen, dove i prigionieri venivano uccisi in fucilazioni di massa o nelle camere a gas. A partire dal processo del 2011 contro John Demjanjuk la giurisprudenza tedesca ritiene che l’essere stato impiegato dai nazisti in un lager possa provare la complicità nella morte degli internati. Ciò ha portato all’apertura di diversi nuovi processi.