Una manifestazione contro la violenza alle donne (Foto d’archivio)
Una manifestazione contro la violenza alle donne (Foto d’archivio)
di Nicoletta Tempera La polizia, chiamata sabato pomeriggio al Pilastro – uno dei quartieri più difficili di Bologna, già teatro della strage dei carabinieri – pensava si trattasse dell’ennesima, solita, rissa. Invece, quella spedizione punitiva non nascondeva uno sgarro tra spacciatori. Lo hanno capito dopo gli agenti. Quando l’uomo che guidava il gruppo di picchiatori ha detto loro che quello che i poliziotti avevano appena salvato dal linciaggio, quattro giorni prima, aveva violentato sua figlia. Una bambina di 12...

di Nicoletta Tempera

La polizia, chiamata sabato pomeriggio al Pilastro – uno dei quartieri più difficili di Bologna, già teatro della strage dei carabinieri – pensava si trattasse dell’ennesima, solita, rissa. Invece, quella spedizione punitiva non nascondeva uno sgarro tra spacciatori. Lo hanno capito dopo gli agenti. Quando l’uomo che guidava il gruppo di picchiatori ha detto loro che quello che i poliziotti avevano appena salvato dal linciaggio, quattro giorni prima, aveva violentato sua figlia. Una bambina di 12 anni. L’orrore si è consumato in uno dei palazzoni di edilizia popolare della zona. La ragazzina, che vive anche lei al Pilastro, è stata invitata a casa dell’uomo, un trentenne italiano. Lo conosce, si fida. Sale in casa con lui. E qui avviene la violenza. Di cui alcuni attimi vengono ripresi anche con un telefonino. La dodicenne torna a casa. Non è più la stessa. Non mangia, non parla. I genitori le chiedono cosa le sia accaduto. E, sabato mattina si convince a confessare al padre l’abuso subìto. Al Pilastro, però, capita spesso che la giustizia si amministri ‘in famiglia’. Non ci sono chiamate alla polizia, denunce. Il papà della bambina contatta parenti e amici. Insieme si presentano in sotto casa dell’orco e suonano. "È vero quello che hai fatto?", gli chiedono. Poi lo trascinano in strada. Calci, pugni, bastonate. Quando la polizia arriva, chiamata da altri residenti che pensano si tratti di una scazzottata, il trentenne ha gli occhi pesti e una ferita alla testa. Solo in questi attimi concitati, qualcuno della famiglia pronuncia la parola ‘stupro’.

I poliziotti avviano le indagini. La bambina, accompagnata dal padre, è portata all’ospedale Sant’Orsola per essere sottoposta al protocollo Eva, per le vittime di violenza. Intanto, in Questura, viene approfondita la posizione del trentenne, padre anche lui. Quando spuntano fuori chat e video, per l’uomo scattano le manette. Violenza sessuale aggravata. Viene portato alla Dozza, in attesa della convalida. Guardato a vista, come tutti gli autori di questi reati terribili, dalla penitenziaria. Un poliziotto gli chiede: "Ma è vero quello che hai fatto?". La risposta è sconvolgente: "Lo voleva anche lei, altrimenti non avrei fatto nulla". Un abisso di orrore, sul quale indaga la polizia, arrivata al Pilastro con la Scientifica. Per capire se si sia trattato di un episodio o se le violenze andassero avanti da tempo. Nel quartiere l’aria è tesa: nella notte la famiglia dell’arrestato ha fatto i bagagli ed è scappata, diretta all’estero. Giusto in tempo: ieri mattina, armati di bastoni e accette, i parenti della ragazza erano di nuovo sotto la loro casa.