di Roberto Giardina È una giovane donna ad aver costretto in Polonia un governo di uomini a rivedere la legge sull’aborto. Da una settimana i polacchi dimostrano contro il divieto assoluto di interrompere la gravidanza, anche in caso di gravi malformazioni del feto o di stupri. Una recente sentenza della Corte Costituzionale aveva di fatto abrogato la legge sull’aborto, che era già una delle più severe al mondo. Migliaia di manifestanti hanno circondato il Sejm, il Parlamento, giorno dopo giorno, perfino molti elettori del partito ultraconservatore "Diritto e giustizia" di Jaroslaw Kaczynski, ma è stata Kinga...

di Roberto Giardina

È una giovane donna ad aver costretto in Polonia un governo di uomini a rivedere la legge sull’aborto. Da una settimana i polacchi dimostrano contro il divieto assoluto di interrompere la gravidanza, anche in caso di gravi malformazioni del feto o di stupri. Una recente sentenza della Corte Costituzionale aveva di fatto abrogato la legge sull’aborto, che era già una delle più severe al mondo.

Migliaia di manifestanti hanno circondato il Sejm, il Parlamento, giorno dopo giorno, perfino molti elettori del partito ultraconservatore "Diritto e giustizia" di Jaroslaw Kaczynski, ma è stata Kinga Duda, 24 anni, figlia del presidente della Repubblica, a convincere il padre a intervenire. "Non si può pretendere da una donna questo atto di eroismo", ha dichiarato Andrzej Duda.

Kinga, che a Varsavia chiamano la Ivanka Trump polacca, bionda e affascinante come la figlia del presidente americano, si è schierata pubblicamente con i manifestanti. Il padre l’aveva da poco nominata "consigliere personale per i problemi sociali", suscitando critiche per questa scelta paternalistica, anche se la carica non prevede alcun compenso. Kinga ha convinto il padre e ha spaccato il fronte dei conservatori, legati alla Chiesa: "Solo le donne devono avere il diritto di decidere", ha dichiarato la ragazza con coraggio.

Gli aborti legali sono circa un migliaio all’anno, ma almeno 150mila le interruzioni clandestine. Chi può va all’estero, nella vicina Germania o nella Repubblica Céca. Una conseguenza della difficoltà di praticare un controllo delle nascite. In Polonia è vietata anche l’educazione sessuale nelle scuole, e secondo un’altra proposta del partito conservatore chi dà consigli sul controllo delle nascite dovrebbe essere condannato fino a tre anni di prigione.

Le donne si scontrano con la condanna della Chiesa, e trovano ostacoli in famiglia. Nel governo solo una donna ministro contro 14 uomini. E il ministro dell’educazione, Przemyslaw Czaruck ha dichiarato che per lui "gli omosessuali non sono uguali alla gente normale".

"Nessuno deve essere odiato per le sue scelte, ha detto Kinga alla radio, al di là di quello in cui crediamo". Laureata in legge a Cracovia, la figlia del presidente ha proseguito gli studi alla Columbia University di Washington, e al momento compie un tirocinio in uno studio legale a Londra. È fidanzata con Bartholomäus Staszezak, suo coetaneo, studente di medicina, sua madre è direttrice di un ospedale di Cracovia. Tutti in prima linea per i diritti civili.

In Polonia, sotto il regime comunista, l’aborto era legale dal 1956, ma dopo una campagna iniziata dalla Chiesa cattolica la legge è stata modificata nel 1993 consentendo l´interruzione di gravidanza solo per gravissime malformazioni del feto, o in caso di incesto e di stupro. Il tentativo di modificare la legge in senso liberale è fallito nel 2016 e ancora due anni dopo. Secondo un sondaggio, appena un decimo dei polacchi sarebbe favorevole a un divieto assoluto. Il vertice della Chiesa è contrario, ma nella pratica quotidiana molti preti mostrano comprensione per i problemi delle fedeli.