Venerdì 12 Aprile 2024

Abbandonato due volte. Trovata la mamma 17enne. Aveva partorito il bimbo in un supermercato

Il piccolo (nato nei bagni pubblici) era stato lasciato nell’androne di un palazzo. Soccorso da una donna, la madre se l’era ripreso per poi liberarsene ancora. È stata denunciata assieme a un’amica 20enne accusata di averla aiutata.

Una storia drammatica con un epilogo a lieto fine. Uno spaccato del degrado che si incontra non di rado nella periferia milanese più profonda, tra case popolari occupate e topi che sbucano dai sacchi della spazzatura ammassati in cortile. In questo contesto complicatissimo, è venuto alla luce a fine gennaio il figlio di una minorenne di origini nordafricane, che per nove mesi ha nascosto la gravidanza ai parenti per paura della loro reazione e che poi ha messo in scena un piano sgangherato per far sì che di quel bambino si occupasse qualcuno di cui si fidava e per tenerlo comunque vicino a sé. Alla fine, il piccolo è stato dato in affidamento pre-adottivo dal Tribunale per i minorenni a una delle coppie in lista d’attesa, mentre la ragazza-madre di 17 anni è stata denunciata per abbandono di minore con l’amica ventenne che l’ha aiutata a partorire in un supermercato.

Ore 16.20 del primo febbraio, siamo nello stabile di via degli Apuli 4, al quartiere Giambellino. Il cinquantatreenne egiziano Gamal Ghobrial apre la porta di casa, al piano ammezzato della scala H, e si ritrova davanti un bimbo avvolto in una coperta. C’è un biglietto con una scritta in arabo: "Sua madre è morta durante il parto e io non ho la capacità di crescerlo da solo. Io vivo vicino a te. Ti chiedo di prenderti cura di mio figlio, in modo che io possa essere rassicurato su di lui e finché i miei affari non saranno sistemati". Ghobrial chiama il 112, facendo, col senno di poi, proprio quello che la mamma non avrebbe voluto. Il piccolo viene trasportato alla clinica De Marchi: ha meno di una settimana di vita, è in buone condizioni di salute e pesa 3,3 chili. Scattano le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Magenta e della stazione San Cristoforo, rispettivamente guidati dal capitano Nicola De Maio e dal maresciallo maggiore Paolo Franchina, che scoprono che la ragazza-madre, lasciata dal fidanzato dopo la notizia della gravidanza, ha portato avanti la gestazione all’oscuro della famiglia.

A fine gennaio, la diciassettenne partorisce nel bagno di un supermercato della zona, con l’aiuto dell’amica. Le due ragazze escono dall’esercizio commerciale con il neonato, riuscendo a non farsi notare da clienti e dipendenti. Quel giorno stesso, la mamma lascia per la prima volta il bambino nel condominio di via degli Apuli, ma a ritrovarlo non è la persona che lei vuole, bensì una donna che lo accudirà per quattro giorni senza allertare le forze dell’ordine. Quando la diciassettenne capisce che il neonato non è con la famiglia che lei ha scelto, manda l’amica a riprenderselo. E arriviamo alle 16 del primo febbraio, quando Ghobrial apre la porta di casa e trova il bambino. Il messaggio fa pensare che sia stato il padre a lasciarlo lì, ma gli accertamenti dei militari negli ospedali non fanno emergere casi di donne morte di parto nelle settimane precedenti. Così l’inchiesta si concentra sin da subito sulla madre: è la diciassettenne, ora affidata ai servizi sociali e seguita da uno psicologo. Rischia l’accusa di abbandono di minore, anche se il fatto che il piccolo sia stato ritrovato in un ambiente tutto sommato protetto potrebbe giocare a suo favore.