di Doriano Rabotti Sono due figli dell’Italia più vera, quella della provincia che per vivere suda e fa fatica, di quel Veneto e quell’Emilia che in questi tempi maledetti del Covid hanno mostrato di che pasta sono fatte le loro genti. Elia Viviani da Isola della Scala e Jessica Rossi da Crevalcore, i prossimi portabandiera ai Giochi Olimpici di Tokyo, sono due simboli imprevisti e per una volta lontani dalla melassa ormai insopportabile del ’politically correct’, in nome del quale a volte vengono calpestati i meriti, anche nello sport dove in teoria la meritocrazia regna...

di Doriano Rabotti

Sono due figli dell’Italia più vera, quella della provincia che per vivere suda e fa fatica, di quel Veneto e quell’Emilia che in questi tempi maledetti del Covid hanno mostrato di che pasta sono fatte le loro genti.

Elia Viviani da Isola della Scala e Jessica Rossi da Crevalcore, i prossimi portabandiera ai Giochi Olimpici di Tokyo, sono due simboli imprevisti e per una volta lontani dalla melassa ormai insopportabile del ’politically correct’, in nome del quale a volte vengono calpestati i meriti, anche nello sport dove in teoria la meritocrazia regna sovrana.

Stavolta invece nessun inchino alle manovre di marketing: come quasi sempre in passato, i prescelti per portare il vessillo tricolore nella festa a cinque cerchi saranno atleti che le Olimpiadi le hanno vinte, Viviani a Rio 2016 in sella alla sua bicicletta nell’omnium su pista, la Rossi a Londra 2012 abbattendo novantanove piattelli su cento, un record che resisterà per sempre, perché dopo hanno cambiato le regole. La ragazza bolognese era diventata semplicemente troppo forte, e aveva solo vent’anni. Viviani invece con l’oro brasiliano ha riacceso l’amore degli italiani per la pista, un po’ in crisi.

In corsa per la quota rosa dell’azzurro c’era anche la pallavolista Paola Egonu. In realtà almeno per il nostro sport quello della rappresentanza femminile è un discorso già disinnescato dalla storia, visto che hanno portato la bandiera Federica Pellegrini, prima di lei Vezzali, Trillini, Simeoni e Cicognani. Il raddoppio dell’alfiere deriva da una volontà del Cio, il comitato olimpico mondiale, che due mesi fa ha cambiato il protocollo spingendo perché le varie nazioni si dotassero di due rappresentanti, e di sesso diverso. ’Parità di genere’, concetto sacrosanto che ha il solo difetto di nascere storto nel momento stesso in cui viene pronunciato, perché la vera uguaglianza arriva quando non se ne deve più parlare.

La regina d’ebano Paola Egonu è la splendida figlia di un’Italia multiculturale, ma correva il rischio di essere strumentalizzata. Proprio lei che confidando di aver avuto una fidanzata ha sempre aggiunto di non essere interessata alle etichette date dagli altri, non avendo ancora una medaglia olimpica al collo avrebbe corso il rischio di dividere invece che unire, come capitò a Carlton Myers. Oggi sarà delusa, ma il futuro è suo.

I due campioni indicati dal Coni di Giovanni Malagò sono ovviamente felicissimi. Della Rossi, figlia di una terra che ha conosciuto anche l’artiglio del terremoto, potete leggere a parte. Viviani, veronese che si divide tra Montecarlo e il Friuli dove vive la fidanzata Elena Cecchini, pure ciclista azzurra, aveva chiesto espressamente di essere avvisato durante la tappa di ieri del Giro: "È diventata una bella giornata nonostante la fatica. Come persona, prima me la godrò e poi me la porterò per tutta la vita". Oggi il Giro arriva a Verona, gli faranno la festa che si merita.